giovedì 4 dicembre 2025

A - 2 DOMENICA D'AVVENTO


 

10 commenti:

  1. Popolo di Sion, il Signore verrà a salvare le genti
    e farà udire la sua voce maestosa
    nella letizia del vostro cuore. (Cf. Is 30,19.30)



    Colletta
    Dio grande e misericordioso,
    fa’ che il nostro impegno nel mondo
    non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio,
    ma la sapienza che viene dal cielo
    ci guidi alla comunione
    con il Cristo, nostro Salvatore.
    Egli è Dio, e vive e regna con te.
    /O Padre, che hai fatto germogliare
    sulla terra il Salvatore
    e su di lui hai posto il tuo Spirito,
    suscita in noi gli stessi sentimenti di Cristo,
    perché portiamo frutti di giustizia e di pace.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Giudicherà con giustizia i miseri.
    Dal libro del profeta Isaìa
    Is 11,1-10

    In quel giorno,
    un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
    un virgulto germoglierà dalle sue radici.
    Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
    spirito di sapienza e d'intelligenza,
    spirito di consiglio e di fortezza,
    spirito di conoscenza e di timore del Signore.
    Si compiacerà del timore del Signore.
    Non giudicherà secondo le apparenze
    e non prenderà decisioni per sentito dire;
    ma giudicherà con giustizia i miseri
    e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
    Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,
    con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.
    La giustizia sarà fascia dei suoi lombi
    e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
    Il lupo dimorerà insieme con l'agnello;
    il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
    il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
    e un piccolo fanciullo li guiderà.
    La mucca e l'orsa pascoleranno insieme;
    i loro piccoli si sdraieranno insieme.
    Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
    Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;
    il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
    Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
    in tutto il mio santo monte,
    perché la conoscenza del Signore riempirà la terra
    come le acque ricoprono il mare.
    In quel giorno avverrà
    che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli.
    Le nazioni la cercheranno con ansia.
    La sua dimora sarà gloriosa.

    Parola di Dio.


    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 71 (72)

    R. Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

    O Dio, affida al re il tuo diritto,
    al figlio di re la tua giustizia;
    egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
    e i tuoi poveri secondo il diritto. R.

    Nei suoi giorni fiorisca il giusto
    e abbondi la pace,
    finché non si spenga la luna.
    E dòmini da mare a mare,
    dal fiume sino ai confini della terra. R.

    Perché egli libererà il misero che invoca
    e il povero che non trova aiuto.
    Abbia pietà del debole e del misero
    e salvi la vita dei miseri. R.

    Il suo nome duri in eterno,
    davanti al sole germogli il suo nome.
    In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
    e tutte le genti lo dicano beato. R.

    Seconda Lettura
    Gesù Cristo salva tutti gli uomini.
    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
    Rm 15,4-9

    Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.
    E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
    Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:
    «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

    Parola di Dio.

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    Risposte

    1. Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Preparate la via del Signore,
      raddrizzate i suoi sentieri!
      Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Lc 3,4.6)

      Alleluia.

      Vangelo
      Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!
      Dal Vangelo secondo Matteo
      Mt 3,1-12

      In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
      E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
      Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

      Parola del Signore.

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    2. Le Parole dei Papi
      Oggi, seconda domenica di Avvento, il Vangelo della Liturgia ci presenta la figura di Giovanni Battista. Il testo dice che «portava un vestito di peli di cammello», che il «suo cibo erano locuste e miele selvatico» (Mt 3,4) e che invitava tutti alla conversione: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (v. 2). Predicava la vicinanza del Regno. Insomma un uomo austero e radicale, che a prima vista può apparirci un po’ duro e incutere un certo timore. (…) In realtà il Battista, più che un uomo duro, è un uomo allergico alla doppiezza. Ad esempio, quando si avvicinano a lui farisei e sadducei, noti per la loro ipocrisia, la sua “reazione allergica” è molto forte! Alcuni di loro, infatti, probabilmente andavano da lui per curiosità o per opportunismo, perché Giovanni era diventato molto popolare. (…) Perciò Giovanni dice loro: «Fate frutti degni di conversione!» (v. 8). È un grido di amore, come quello di un padre che vede il figlio rovinarsi e gli dice: “Non buttare via la tua vita!”. In effetti, cari fratelli e sorelle, l’ipocrisia è il pericolo più grave, perché può rovinare anche le realtà più sacre. (…) Giovanni, con le sue “reazioni allergiche”, ci fa riflettere. Non siamo anche noi a volte un po’ come quei farisei? (…) L’Avvento è un tempo di grazia per toglierci le nostre maschere – ognuno di noi ne ha – e metterci in coda con gli umili; per liberarci dalla presunzione di crederci autosufficienti, per andare a confessare i nostri peccati, quelli nascosti, e accogliere il perdono di Dio, per chiedere scusa a chi abbiamo offeso. Così comincia una vita nuova. (Papa Francesco - Angelus, 4 dicembre 2022)

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  2. BENEDETTO XVI - ANGELUS - 9-12-2007
    ...Mentre prosegue il cammino dell’Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunità questo richiamo di Giovanni Battista alla conversione. E’ un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino. Il Padre – scrive l’evangelista Giovanni – non giudica nessuno, ma ha affidato al Figlio il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo (cfr Gv 5,22.27). Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità. Il Padre celeste, che nella nascita del suo Unigenito Figlio ci ha manifestato il suo amore misericordioso, ci chiama a seguirne le orme facendo, come Lui, delle nostre esistenze un dono di amore. E i frutti dell’amore sono quei "degni frutti di conversione" a cui fa riferimento san Giovanni Battista, mentre con parole sferzanti si rivolge ai farisei e ai sadducei accorsi, tra la folla, al suo battesimo.

    Mediante il Vangelo, Giovanni Battista continua a parlare attraverso i secoli, ad ogni generazione. Le sue chiare e dure parole risultano quanto mai salutari per noi, uomini e le donne del nostro tempo, in cui anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalità materialistica. La "voce" del grande profeta ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell’acqua viva che è Cristo. Ci guidi la Vergine Maria ad una vera conversione del cuore, perché possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalità con il Vangelo.

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  3. PAPA FRANCESCO

    ANGELUS 4 dicembre 2022
    Cari fratelli e sorelle, buongiorno, buona domenica!

    Oggi, seconda domenica di Avvento, il Vangelo della Liturgia ci presenta la figura di Giovanni Battista. Il testo dice che «portava un vestito di peli di cammello», che il «suo cibo erano locuste e miele selvatico» (Mt 3,4) e che invitava tutti alla conversione: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (v. 2). Predicava la vicinanza del Regno. Insomma un uomo austero e radicale, che a prima vista può apparirci un po’ duro e incutere un certo timore. Ma allora ci chiediamo: perché la Chiesa lo propone ogni anno come principale compagno di viaggio durante questo tempo di Avvento? Cosa si nasconde dietro la sua severità, dietro la sua apparente durezza? Qual è il segreto di Giovanni? Qual è il messaggio che la Chiesa ci dà oggi con Giovanni?

    In realtà il Battista, più che un uomo duro, è un uomo allergico alla doppiezza. Ad esempio, quando si avvicinano a lui farisei e sadducei, noti per la loro ipocrisia, la sua “reazione allergica” è molto forte! Alcuni di loro, infatti, probabilmente andavano da lui per curiosità o per opportunismo, perché Giovanni era diventato molto popolare. Quei farisei e sadducei si sentivano a posto e, di fronte all’appello sferzante del Battista, si giustificavano dicendo: «Abbiamo Abramo per padre» (v. 9). Così, tra doppiezze e presunzione, non coglievano l’occasione di grazia, l’opportunità di cominciare una vita nuova; erano chiusi nella presunzione di essere giusti. Perciò Giovanni dice loro: «Fate frutti degni di conversione!» (v. 8). È un grido di amore, come quello di un padre che vede il figlio rovinarsi e gli dice: “Non buttare via la tua vita!”. In effetti, cari fratelli e sorelle, l’ipocrisia è il pericolo più grave, perché può rovinare anche le realtà più sacre. L’ipocrisia è un pericolo grave! Per questo il Battista – come poi anche Gesù – è duro con gli ipocriti. Possiamo leggere per esempio il capitolo 23 di Matteo, dove Gesù parla agli ipocriti del tempo, così forte! E perché fa così il Battista e anche Gesù? Per scuoterli. Invece quelli che si sentivano peccatori «accorrevano a lui e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare» (v. 5). È così: per accogliere Dio non importa la bravura, ma l’umiltà. Questa è la strada per accogliere Dio, non la bravura: “siamo forti, siamo un popolo grande…”, no, l’umiltà: “sono un peccatore”; ma non in astratto, no, “per questo, questo, questo”, ognuno di noi deve confessare, prima di tutto a sé stesso, i propri peccati, le proprie mancanze, le proprie ipocrisie; bisogna scendere dal piedistallo e immergersi nell’acqua del pentimento.

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    1. Cari fratelli e sorelle, Giovanni, con le sue “reazioni allergiche”, ci fa riflettere. Non siamo anche noi a volte un po’ come quei farisei? Magari guardiamo gli altri dall’alto in basso, pensando di essere migliori di loro, di tenere in mano la nostra vita, di non aver bisogno ogni giorno di Dio, della Chiesa, dei fratelli. Dimentichiamo che soltanto in un caso è lecito guardare un altro dall’alto in basso: quando è necessario aiutarlo a sollevarsi; l’unico caso, gli altri non sono leciti. L’Avvento è un tempo di grazia per toglierci le nostre maschere – ognuno di noi ne ha – e metterci in coda con gli umili; per liberarci dalla presunzione di crederci autosufficienti, per andare a confessare i nostri peccati, quelli nascosti, e accogliere il perdono di Dio, per chiedere scusa a chi abbiamo offeso. Così comincia una vita nuova. E la via è una sola, quella dell’umiltà: purificarci dal senso di superiorità, dal formalismo e dall’ipocrisia, per vedere negli altri dei fratelli e delle sorelle, dei peccatori come noi, e in Gesù vedere il Salvatore che viene per noi – non per gli altri, per noi – così come siamo, con le nostre povertà, miserie e difetti, soprattutto con il nostro bisogno di essere rialzati, perdonati e salvati.

      E ricordiamoci ancora una cosa: con Gesù la possibilità di ricominciare c’è sempre: mai è troppo tardi, sempre c’è la possibilità di ricominciare. Abbiate coraggio, Lui è vicino a noi e questo è un tempo di conversione. Ognuno può pensare: “Ho questa situazione dentro, questo problema che mi fa vergognare…”. Ma Gesù è accanto a te, ricomincia, sempre c’è la possibilità di fare un passo in più. Egli ci aspetta e non si stanca mai di noi. Mai si stanca! E noi siamo noiosi, ma mai si stanca. Ascoltiamo l’appello di Giovanni Battista di tornare a Dio e non lasciamo passare questo Avvento come i giorni del calendario, perché questo è un tempo di grazia, di grazia anche per noi, adesso, qui! Maria, l’umile serva del Signore, ci aiuti a incontrare Lui e i fratelli sulla via dell’umiltà, che è l’unica che ci farà andare avanti.

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  4. P. Cesare FALLETTI - “TOGLITI I CALZARI” le pecore avevano trovato uno spazio erboso e Mosè si guardava attorno e osservava con aria distratta quella montagna imponente verso cui l'aveva condotto la ricerca di un pascolo.
    La sua attenzione improvvisamente si porta su un cespuglio di spine e sterpaglie che sembra aver preso fuoco. Incidente banale, ma quel fuoco è diverso. Il cespuglio non sembra attaccato e il fuoco nasce da niente e non brucia nulla. Quel fuoco lo attira.
    Mosè si avvicina come per esaminare un fatto curioso... e si scopre aspettato da Qualcuno.
    “Mosè, Mosè” Chi può chiamarlo in quel deserto? “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Va' , ti mando da Faraone” (Es 3,6).
    Non è facile cogliere subito il significato di un incontro con Dio ! Mosè sa che i suoi antenati avevano avuto una relazione intima con un Dio che era loro apparso, li aveva coperti di benedizioni e consolati con misteriose promesse.
    ...Aveva una bella posizione a corte e ora è profugo, lontano dai suoi , pastore di un gregge non suo. Cosa sono dunque questa chiamata e questa missione? Diffidenza, paura, sorpresa, inquietudine, esaltazione, speranza si mescolano nel suo cuore. Piano piano si fa strada la certezza che non può tirarsi indietro, andarsene come se nulla fosse, rifiutare l'invito.
    “Perché proprio io ?” più Mosè cerca di tirarsi indietro e più il Signore precisa la Sua chiamata che sempre meglio si presenta come missione e invito all'intimità. Gli rivela il Suo Nome, si fa suo amico, illumina il suo volto, gli apre il Suo segreto e scopre il Suo progetto.
    E Mosè si mette a fare prodigi, cose mai fatte, con un coraggio nuovo, una fiducia che non conosceva, lui il povero profugo, pastore di pecore, cresciuto alla corte di Faraone.
    Dì solamente “Sì”, Mosè, e porterai un popolo immenso attraverso il deserto fino alla terra promessa, vedrai il Signore liberare Israele con mano potente e braccio teso.
    E ANCHE TU, CHIUNQUE TU SIA, DI' IL TUO “SI'”, ANCHE SE NON PUOI SAPERE OGGI QUANTO IL SIGNORE L'ASPETTA, NON PUOI CONOSCERE IL PESO CHE POTRA' AVERE PER TE , PER LA CHIESA E PER TUTTI I FRATELLI, PER IL MONDO E PER LA CREAZIONE CHE GEME NELL'ATTESA DELLA LIBERAZIONE!

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  5. CONVERTITEVI: IL REGNO DEI CIELI E’ VICINO -
    RICEVETE NELL’EUCARESTIA IL MIO SPIRITO

    Nel brano che la liturgia ci presenta questa domenica ci sono tre termini che è
    importante esaminare perché se non si comprendono bene rischiano di avere nella
    vita del credente degli effetti diversi da quelli che l’evangelista voleva.
    Il primo è l’annunzio di Giovanni Battista nel deserto ed è un imperativo
    “Convertitevi!” Questo verbo ha il significato di un cambio di mentalità che poi
    comporta un cambiamento nel comportamento.
    Purtroppo, in passato, l’aver tradotto questo invito di Giovanni Battista, che Gesù poi farà
    anche suo, con “se non fate penitenza”, ha dato il via all’immagine di un cristianesimo
    fatto di penitenze, di sacrifici, di rinunce, di mortificazioni; tutte parole, tutti vocaboli, tutte
    immagini che sono assenti nel linguaggio di Gesù.
    Mai Gesù nei vangeli ha invitato a fare penitenza. Mai Gesù nei vangeli ha invitato le
    persone a mortificarsi, mai Gesù nei vangeli ha invitato il popolo a fare sacrifici, ma anzi,
    il contrario!
    Poi riprendendo l’espressione di Osea, “Imparate cosa significa ‘misericordia io voglio
    non sacrifici’”, Gesù non chiede sacrifici verso Dio, ma la misericordia verso gli uomini.
    Quindi l’invito di Giovanni Battista, il suo imperativo, è “cambiate comportamento”, che
    si traduce con un orientamento diverso della propria esistenza, non pensare più a sé per
    pensare agli altri. Questa conversione permette la vicinanza del Regno dei Cieli. Anche
    qui in passato ci fu un po’ di confusione; si interpretò il Regno di Dio come un regno nei
    cieli. Ma non è così. Regno dei Cieli è una forma che adopera solo Matteo e ha il
    significato di Regno di Dio. Ma perché Matteo adopera l’espressione “Regno dei Cieli”?
    Perché lui scrive per una comunità di giudei ed è attento a non urtare la loro sensibilità
    in quanto costoro non pronunziano né scrivono la parola “Dio”, ma adoperano al suo
    posto dei sostituti. Esattamente come facciamo noi nella nostra lingua quando diciamo
    “grazie al cielo”, laddove si intende ringraziare Dio, la divinità. Allora il Regno dei Cieli non
    è un Regno nei cieli, non si tratta dell’aldilà, ma si tratta della realizzazione del progetto
    di Dio sull’umanità. Lui è il “re”-servo che governa il suo popolo, lui è il padre che si
    prende cura dei suoi figli. Questo è il Regno dei Cieli, quindi il Regno di Dio. Perché si dice
    che questo Regno di Dio è vicino e non c’è ancora? Perché questo Regno dei Cieli non
    scende dall’alto per un intervento divino, ma è condizionato dalla collaborazione degli
    uomini attraverso l’accettazione delle beatitudini proposte da Gesù, un mondo di
    valori diversi.
    Infatti Gesù nella prima beatitudine proclamerà beati i poveri per lo Spirito, quelli che
    liberamente e volontariamente decidono di essere poveri, perché di questi (non è una
    promessa per il futuro,sarà), ma E’ il Regno dei Cieli.
    Nel momento esatto in cui ci sono degli individui che decidono di orientare la
    propria vita al bene e al benessere degli altri, in questo stesso istante la risposta di
    Dio è che lui, come padre, si prende cura di loro e dei loro bisogni.

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    1. Quindi abbiamo visto il termine “conversione”, un cambio di mentalità, il Regno di Dio, la
      realizzazione del progetto di Dio sull’umanità
      infine Giovanni proclama che lui battezza nell’acqua, cioè aiuta a cambiare vita, ma poi la
      forza per iniziare questa vita nuova non la può dare lui.
      La darà Gesù che viene qualificato come colui che battezza in Spirito Santo. Questo
      è talmente importante che in tutti e quattro gli evangelisti troviamo la stessa espressione
      della missione di Gesù. Gesù è colui che battezza in Spirito Santo. Se battezzare

      nell’acqua significa immergere un corpo in un liquido esterno all’uomo in segno di un
      cambiamento di vita, battezzare nello Spirito significa immergere, inzuppare,
      impregnare la persona dello Spirito, cioè della stessa forza e della stessa vita di Dio.
      Ma quando e come Gesù battezza in Spirito Santo? La risposta è nei vangeli, nel
      momento della cena con i suoi, nel momento dell’eucaristia, ora. Infatti nella cena,
      dove i discepoli si impegnano ad essere fedeli a Gesù – mangiare il pane impegnandosi a
      farsi pane, alimento di vita per gli altri, anche a costo di fare la sua stessa fine, questo
      significa bere al calice – si effonde sui discepoli e sui credenti di ogni tempo lo Spirito
      Santo che li rende come Gesù “Figli di Dio”. La cena di Gesù che stiamo facendo
      quindi è il momento nel quale egli risponde a quanti lo hanno seguito con il dono dello
      Spirito Santo. Infatti, bevendo al calice, espressione dell’impegno di non porre limiti
      all’amore, i discepoli ricevono lo Spirito, la stessa forza d’amare del Padre.
      La penetrazione di questo vino-pane nell’intimo dell’uomo è la comunicazione dello
      Spirito, e forza d’amore che trasforma l’uomo.
      Questo ci fa capire anche il senso del perdono: la cena del Signore a cui
      partecipiamo è il vero segno del perdono che Dio ci regala.
      D. FREDO

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  6. SALMO
    https://salmiognigiorno.blogspot.com/2024/11/salmo-71-b-c-d.html

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