venerdì 26 dicembre 2025

A - SANTA FAMIGLIA DI GESU', MARIA E GIUSEPPE







 

5 commenti:

  1. Antifona
    I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe
    e il bambino adagiato nella mangiatoia. (Lc 2,16)

    Gloria.
    O Dio, che nella santa Famiglia
    ci hai dato un vero modello di vita,
    fa’che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore,
    perché, riuniti insieme nella tua casa,
    possiamo godere la gioia senza fine.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo




    Prima Lettura
    Chi teme il Signore onora i genitori.
    Dal libro del Siràcide
    Sir 3,3-7.14-17a (NV) [gr. 3.2-6.12-14)

    Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
    e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
    Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
    e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
    Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
    Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
    e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
    Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
    chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
    Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
    non contristarlo durante la sua vita.
    Sii indulgente, anche se perde il senno,
    e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
    L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
    otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

    Parola di Dio.




    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 127 (128)
    R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.
    Beato chi teme il Signore
    e cammina nelle sue vie.
    Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
    sarai felice e avrai ogni bene. R.

    La tua sposa come vite feconda
    nell’intimità della tua casa;
    i tuoi figli come virgulti d’ulivo
    intorno alla tua mensa. R.

    Ecco com’è benedetto
    l’uomo che teme il Signore.
    Ti benedica il Signore da Sion.
    Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
    tutti i giorni della tua vita! R.


    Seconda Lettura
    Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell'amore.
    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
    Col 3,12-21

    Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
    Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
    La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
    Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

    Parola di Dio.

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    1. Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      La pace di Cristo regno nei vostri cuori;
      la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. (Col 3,15a-16a)

      Alleluia.



      Vangelo
      Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.
      Dal Vangelo secondo Matteo
      Mt 2,13-15.19-23

      I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
      Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
      Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
      Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

      Parola del Signore

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  2. Le Parole dei Papi
    Oggi il Vangelo ci presenta la santa Famiglia sulla via dolorosa dell’esilio, in cerca di rifugio in Egitto. Giuseppe, Maria e Gesù sperimentano la condizione drammatica dei profughi, segnata da paura, incertezza, disagi (cfr Mt 2,13-15.19-23). (...) Gesù ha voluto appartenere ad una famiglia che ha sperimentato l'esilio, perché nessuno si senta escluso dalla vicinanza amorosa di Dio. La fuga in Egitto a causa delle minacce di Erode ci mostra che Dio è là dove l’uomo è in pericolo, là dove l’uomo soffre, là dove scappa, dove sperimenta il rifiuto e l’abbandono; ma Dio è anche là dove l’uomo sogna, spera di tornare in patria nella libertà, progetta e sceglie per la vita e la dignità sua e dei suoi familiari. Quest’oggi il nostro sguardo sulla santa Famiglia si lascia attirare anche dalla semplicità della vita che essa conduce a Nazareth. E’ un esempio che fa tanto bene alle nostre famiglie, le aiuta a diventare sempre più comunità di amore e di riconciliazione, in cui si sperimenta la tenerezza, l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco. Ricordiamo le tre parole-chiave per vivere in pace e gioia in famiglia: permesso, grazie, scusa. Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie, grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia.
    (Papa Francesco, Angelus, 29 dicembre 2013)

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    1. San G. PAOLO II - da REDEMPTORIS MATER
      Un uomo giusto e timorato di Dio, di nome Simeone, appare all'inizio del "cammino" di fede di Maria. Le sue parole, suggerite dallo Spirito Santo ( Lc 2,25-27), confermano la verità dell'Annunciazione. Leggiamo, infatti, che egli prese tra le braccia il bambino al quale, secondo il comando dell'angelo, era stato posto il nome Gesù ( Lc 2,21). Le parole di Simeone corrispondono al significato di questo nome, che è Salvatore: "Dio è salvezza". Rivolgendosi al Signore, egli dice: "Perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele" (Lc 2,30-32). Nello stesso tempo, però, Simeone si rivolge a Maria con le seguenti parole: «Ecco, egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori»; e aggiunge, riferendosi direttamente a lei: «E anche a te una spada trafiggerà l'anima» ( Lc 2,34-35). Le parole di Simeone gettano una nuova luce sull'annuncio che Maria aveva udito dall'angelo: Gesù è il Salvatore, è «luce per illuminare» gli uomini. Non è forse questo ciò che si è manifestato in un certo senso nella notte di Natale, quando i pastori giungono alla stalla (cfr Lc 2,8-20)? Non è forse questo ciò che si sarebbe manifestato ancora più chiaramente con la venuta dei Magi dall'Oriente ( Mt 2,1-12)? Ma allo stesso tempo, fin dall'inizio della sua vita, il Figlio di Maria, e con lui sua Madre, sperimenteranno in se stessi la verità di quelle altre parole di Simeone: «segno di contraddizione» (Lc 2,34). Le parole di Simeone sembrano un secondo annuncio a Maria, perché le parlano della concreta situazione storica in cui il Figlio dovrà compiere la sua missione, cioè nell'incomprensione e nel dolore. Se questo annuncio, da una parte, conferma la sua fede nel compimento delle promesse divine di salvezza, dall'altra le rivela anche che dovrà vivere la sua obbedienza di fede nella sofferenza, accanto al Salvatore sofferente, e che la sua maternità sarà misteriosa e dolorosa. Così, dopo la visita dei Magi venuti dall'Oriente, dopo il loro omaggio ("si prostrarono e lo adorarono") e dopo aver offerto doni ( Mt 2,11), Maria insieme al bambino deve fuggire in Egitto sotto la protezione di Giuseppe, perché "Erode sta per cercare il bambino per ucciderlo" (cfr Mt 2,13). E fino alla morte di Erode dovranno rimanere in Egitto ( Mt 2,15).

      17. Quando la Sacra Famiglia torna a Nazareth dopo la morte di Erode, inizia il lungo periodo della vita nascosta. Colei che "ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45) vive giorno per giorno la realtà di queste parole. E quotidianamente accanto a lei c'è il Figlio al quale "ha dato nome Gesù"; perciò, a contatto con lui, usa certamente questo nome, un fatto che non avrebbe sorpreso nessuno, poiché il nome era da tempo in uso in Israele. Tuttavia, Maria sa che colui che porta il nome Gesù è stato chiamato dall'angelo «Figlio dell'Altissimo» ( Lc 1,32). Maria sa di averlo concepito e partorito «senza avere marito», per opera dello Spirito Santo, per potenza dell'Altissimo che l'ha adombrata ( Lc 1,35), così come al tempo di Mosè e dei Patriarchi la nube copriva la presenza di Dio ( Es 24,16; 40,34-35; 1 Re 8,10-12). Perciò Maria sa che il Figlio che ha partorito verginalmente è proprio quel «Santo», il Figlio di Dio, di cui le ha parlato l'Angelo.

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  3. FAUSTI – Giuseppe, come il suo omonimo venduto dai fratelli, è sognatore :nella profondità del suo cuore puro egli sente e vede Dio.
    E i sogni di Dio, alla fine si compiono sempre, anche se a noi sembrano impossibili.
    L'Angelo dice la Parola che lo risveglia alla vita.
    Giuseppe non risponde alla Parola con le parole, ma con se stesso. Egli esegue alla lettera, realizza la Parola, offrendole il suo corpo.Questo è l'amore nei fatti e nella verità, il culto gradito a Dio.
    Così compie puntualmente quanto “è scritto”.
    “ Il Nazoreo “, come sarà chiamato Gesù, è il compimento di quanto fu detto per mezzo dei profeti. Accolto da Giuseppe e dai magi, rifiutato dai sapienti e dai potenti,
    In questo brano si presenta la storia di Gesù come un viaggio.
    E' il viaggio del Figlio , che incontra i fratelli perduti, ripercorrendo la stessa via. Lui che scende e risale dall'Egitto, è il Figlio che realizza il nuovo esodo definitivo. Egli rivive la storia del Suo popolo : attraverso l'Egitto e l'esilio - con l'uccisione degli innocenti, anticipo della Sua - torna alla terra promessa.
    La shoà degli innocenti , preludio di quella del Giusto, è vista come il male supremo dell'esilio (Ger31,15). L'Egitto e l'esilio sono la duplice esperienza di schiavitù, causata l'una dal peccato altrui e l'altra da quello proprio : da ambedue libera Gesù, che è il “dunque” della promessa.
    Il “Nazoreo” è, allo stesso modo del popolo d'Israele, il Figlio liberato dalla mano d'Egitto e l'esule che ritorna alla terra.
    In Geremia l'esilio è il luogo della liberazione definitiva . Colui che ci ama di Amore Eterno dice di non piangere, perché ci riedificherà, ci perdonerà, farà con noi un'Alleanza eterna, e così tutti conosceremo il Signore. (Ger 31,3 s).
    Nell'uscita dall'esilio morirà il Giusto, e l'Onnipotente stringerà con noi un'Alleanza Nuova.
    L'esilio vero è la morte del Figlio : l'infedeltà Lo riduce a non essere più.
    Io-Sono , nel Suo Amore, Lo ricondurrà all'esistenza ; ma non più con segni di potenza, come dalla schiavitù d'Egitto del Suo popolo , bensì con l'impotenza della Croce, prefigurata nella shoà dei bambini-servi.
    Il cammino del Figlio passa attraverso la solidarietà con i fratelli nella loro oppressione e nel loro peccato, fino alla maledizione del loro non-essere-più , facendosi Lui stesso abbandono, maledizione e peccato (Gal 3,13) , perché ogni abbandono non sia più abbandonato, neanche l'abbandono di Dio. La croce sarà la vicinanza di Dio a ogni abbandonato da Dio.
    Il quarto sogno poi porta Giuseppe al “ritiro” ultimo, dove il “Nazoreo” prende “casa” e “nome” nella “terra”! Le quattro tappe del suo ascoltare/ fare sono le stesse di ogni uomo : prendere in sposa Maria, la Madre del Figlio di Dio, e chiamarlo per nome (1,24) , compiere con loro sia l'entrata che l'uscita dall'Egitto e dall'esilio – prefigurazione del cammino dalla croce alla resurrezione – sino a “far casa” nella “terra di Nazaret” , e qui, infine, vivere con discernimento.
    Tutta la Bibbia, da Mosè a Giovanni Battista, ha profetato di Lui, il Figlio generato prima di ogni creatura, nel quale, attraverso il quale e per il quale tutto è stato fatto (Col 1,15-17).
    Matteo, partendo da Gesù e guardandolo, rilegge la storia passata , e vede come veramente Dio compie in Lui ogni Sua Parola , senza lasciarne andare a vuoto neppure una sola (1Sam 3,19).
    Ciò che conta è che il Nazoreo è “il dunque” della storia di Dio e dell'uomo.
    Questo Suo “ritiro” nell'umile quotidianità è il mistero stesso del Dio-con-noi , che rende divina ogni quotidianità : ogni riposo e fatica, ogni gioia e dolore, ogni amore e timore, ogni lavoro e frutto dell'uomo.

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