Antifona Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente, o Signore, è scesa dai cieli, dal tuo trono regale. (Sap 18,14-15)
Si dice il Gloria.
Colletta Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti, riempi della tua gloria il mondo intero, e rivelati a tutti i popoli nello splendore della tua luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Oppure:
O Dio, nostro Padre, che nel Verbo venuto ad abitare in mezzo a noi riveli al mondo la tua gloria, illumina gli occhi del nostro cuore, perché, credendo nel tuo Figlio unigenito, gustiamo la gioia di essere tuoi figli. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto. Dal libro del Siràcide Sir 24,1-4.12-16 (NV) [gr. 24,1-2.8-12]
La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti" . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creata, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 147
R. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.
Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce. R.
Annuncia a Giacobbe la sua parola, i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. Così non ha fatto con nessun'altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.
Seconda Lettura Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi. Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini Ef 1,3-6.15-18
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
Gloria a te, o Cristo, annunciato a tutte le genti; gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo. (Cf. 1Tm 3,16)
Alleluia.
Vangelo Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 1,1-18
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Le Parole dei Papi Oggi il Vangelo dice che Colui che abbiamo contemplato nel suo Natale, come bambino, Gesù, esisteva prima: prima dell’inizio delle cose, prima dell’universo, prima di tutto. (…) San Giovanni lo chiama Verbo, cioè Parola. (…) Ora, il fatto che Gesù sia fin dal principio la Parola significa che dall’inizio Dio vuole comunicare con noi, vuole parlarci. Il Figlio unigenito del Padre (cfr v. 14) vuole dirci la bellezza di essere figli di Dio; è «la luce vera» (v. 9) e vuole allontanarci dalle tenebre del male; Lui è «la vita» (v. 4), che conosce le nostre vite e vuole dirci che da sempre le ama. Ci ama tutti. Ecco lo stupendo messaggio di oggi: Gesù è la Parola, la Parola eterna di Dio, che da sempre pensa a noi e desidera comunicare con noi. E per farlo, è andato oltre le parole. Infatti, al cuore del Vangelo, del Vangelo di oggi ci viene detto che la Parola «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (v. 14). Si fece carne: perché san Giovanni usa questa espressione, “carne”? Non poteva dire, in modo più elegante, che si fece uomo? No, utilizza la parola carne perché essa indica la nostra condizione umana in tutta la sua debolezza, in tutta la sua fragilità. (…) Dio si è fatto carne per dirci, per dirti che ti ama proprio lì, che ci ama proprio lì, nelle nostre fragilità, nelle tue fragilità. (…) È audace questo, è audace la decisione di Dio: si fece carne proprio lì dove noi tante volte ci vergogniamo; entra nella nostra vergogna, per farsi fratello nostro, per condividere la strada della vita. (Papa Francesco - Angelus, 3 gennaio 2021)
In principio: sono le prime parole della Bibbia, le stesse con cui comincia il racconto della creazione: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1,1). Oggi il Vangelo dice che Colui che abbiamo contemplato nel suo Natale, come bambino, Gesù, esisteva prima: prima dell’inizio delle cose, prima dell’universo, prima di tutto. Egli è prima dello spazio e del tempo. «In Lui era la vita» (Gv 1,4) prima che la vita apparisse.
San Giovanni lo chiama Verbo, cioè Parola. Che cosa vuole dirci con ciò? La parola serve per comunicare: non si parla da soli, si parla a qualcuno. […] Ora, il fatto che Gesù sia fin dal principio la Parola significa che dall’inizio Dio vuole comunicare con noi, vuole parlarci. Il Figlio unigenito del Padre (cfr v. 14) vuole dirci la bellezza di essere figli di Dio. […] Ecco lo stupendo messaggio di oggi: Gesù è la Parola, la Parola eterna di Dio, che da sempre pensa a noi e desidera comunicare con noi. E per farlo, è andato oltre le parole. […] Si fece carne e non è tornato indietro. Non ha preso la nostra umanità come un vestito, che si mette e si toglie. No, non si è più staccato dalla nostra carne. E non se ne separerà mai… ( Papa Francesco Angelus, 3 gennaio 2021)
La liturgia ripropone oggi alla nostra meditazione lo stesso Vangelo proclamato nel giorno di Natale, cioè il Prologo di San Giovanni. Dopo il frastuono dei giorni scorsi con la corsa all’acquisto dei regali, la Chiesa ci invita nuovamente a contemplare il mistero del Natale di Cristo, per coglierne ancor più il significato profondo e l’importanza per la nostra vita. Si tratta di un testo mirabile, che offre una sintesi vertiginosa di tutta la FEDE cristiana. Parte dall’alto: "In principio era il VERBO, e il VERBO era presso Dio e il VERBO era Dio" (Gv 1,1); ed ecco la novità inaudita e umanamente inconcepibile: "Il VERBO si fece CARNE e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14a). Non è una figura retorica, ma un’esperienza vissuta! A riferirla è Giovanni, testimone oculare: "Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del FIGLIO unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14b). Non è la parola dotta di un rabbino o di un dottore della LEGGE, ma la testimonianza appassionata di un umile pescatore che, attratto giovane da Gesù di Nazareth, nei tre anni di vita comune con Lui e con gli altri apostoli ne sperimentò l’amore – tanto da autodefinirsi "il discepolo che Gesù amava" –, lo vide morire in croce e apparire risorto, e ricevette poi con gli altri il suo Spirito. Da tutta questa esperienza, meditata nel suo cuore, Giovanni trasse un’intima certezza: Gesù è la SAPIENZA di Dio incarnata, è la sua Parola eterna fattasi uomo mortale. Per un vero Israelita, che conosce le sacre Scritture, questo non è un controsenso, anzi, è il compimento di tutta l’antica Alleanza: in Gesù Cristo giunge a pienezza il mistero di un Dio che parla agli uomini come ad amici, che si RIVELA a Mosè nella LEGGE, ai sapienti e ai profeti. Conoscendo Gesù, stando con Lui, ascoltando la sua predicazione e vedendo i segni che Egli compiva, i discepoli hanno riconosciuto che in Lui si realizzavano tutte le Scritture. Come affermerà poi un autore cristiano: "Tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento" (Ugo di San Vittore, De arca Noe, 2, 8). Ogni uomo e ogni donna ha bisogno di trovare un senso profondo per la propria esistenza. E per questo non bastano i libri, nemmeno le sacre Scritture. Il Bambino di Betlemme ci RIVELA e ci comunica il vero "volto" di Dio buono e fedele, che ci ama e non ci abbandona nemmeno nella morte. "Dio, nessuno lo ha mai visto – conclude il Prologo di Giovanni –: il FIGLIO unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha RIVELATO" (Gv 1,18). La prima ad aprire il cuore e a contemplare "il VERBO che si fece CARNE" è stata Maria, la Madre di Gesù. Un’umile ragazza di Galilea è diventata così la "sede della SAPIENZA"! Come l’apostolo Giovanni, ognuno di noi è invitato ad "accoglierla con sé" (Gv 19,27), per conoscere profondamente Gesù e sperimentarne l’amore fedele e inesauribile. È questo il mio augurio per ognuno di voi, cari fratelli e sorelle, all’inizio di questo nuovo anno.
APPELLO PER LA FINE DEL CONFLITTO NELLA STRISCIA DI GAZA:
I Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme oggi, in tutte le Chiese della Terra Santa, chiedono ai fedeli di pregare per la fine del conflitto nella Striscia di Gaza e di implorare giustizia e pace per la loro terra. Mi unisco a loro e chiedo anche a voi di fare lo stesso, ricordando, come dicono loro, "le vittime, i feriti e i cuori spezzati... per coloro che vivono nel panico e nella paura, affinché Dio li benedica con la calma, la tranquillità e la vera pace".
Le tragiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano come il rifiuto del dialogo conduca a situazioni che gravano in modo indicibile sulle popolazioni, ancora una volta vittime dell'odio e della guerra. La guerra e l'odio non risolvono i problemi. Anche la storia molto recente lo conferma. Preghiamo, pertanto, affinché "il Bambino nella mangiatoia... ispiri le autorità e i responsabili di entrambe le parti, israeliani e palestinesi, ad agire immediatamente per porre fine all'attuale tragica situazione".
***
Sono lieto di salutare i partecipanti al Congresso Internazionale sul "Sistema Preventivo di Don Bosco e i diritti umani", organizzato dai Salesiani. Si è trattato di un tema molto importante, perché la dimensione educativa è cruciale anche nell'ambito dei diritti umani.
Saluto cordialmente tutti i visitatori di lingua inglese riuniti per questa preghiera dell'Angelus! In questi primi giorni del nuovo anno, mentre la Chiesa celebra la Nascita del Salvatore, preghiamo affinché la pace proclamata dagli angeli a Betlemme si radichi sempre più profondamente nei cuori umani, bandisca ogni discordia e violenza e ispiri la famiglia umana a vivere in armonia e solidarietà. Su di voi e sui vostri cari invoco abbondanti benedizioni del Signore!
S.GIOVANNI PAOLO II – ANGELUS Domenica, 2 gennaio 2005
1. In questa prima domenica del nuovo anno risuona nuovamente nella liturgia il Vangelo del giorno di Natale: "Il VERBO si fece CARNE e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Il VERBO di Dio è la SAPIENZA eterna, che opera nel cosmo e nella storia; SAPIENZA che nel mistero dell’INCARNAZIONE si è RIVELATA pienamente, per instaurare un regno di vita, di amore e di pace. 2. La FEDE poi ci insegna che anche nelle prove più difficili e dolorose, - come nelle calamità che hanno colpito nei giorni scorsi il Sud-Est Asiatico -, Dio non ci abbandona mai: nel mistero del Natale è venuto a condividere la nostra esistenza. Il Bambino di Betlemme è Colui che, alla vigilia della sua morte redentrice, ci lascerà il comandamento di amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato (cfr Gv 13,34). È nell’attuazione concreta di questo "suo" comandamento che Egli fa sentire la sua presenza. 3. Questo messaggio evangelico dà fondamento alla speranza di un mondo migliore a condizione che camminiamo nel "suo" amore. All’inizio di un nuovo anno, ci aiuti la Madre del Signore a fare nostro questo programma di vita.
FAUSTI – Con sorpresa scopriamo che Colui che amava chiamarsi Figlio dell'uomo e si proclamò Figlio di Dio, è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio. Essa, testimoniata da sapienti e profeti e mai conosciuta, divenne Carne in Gesù, per rivelarci e donarci la Sua stessa Gloria di Unigenito dal Padre, in modo che , in Lui, possiamo scoprire di essere figli di Dio. Il prologo è come l'inizio di una sinfonia, in cui si preludono i motivi. Nella storia della Teologia è come una miniera di pietre preziose , da cui sono state attinte le più importanti riflessioni sulla Trinità e sull'incarnazione. Si tratta di un inno alla Parola, Luce e Vita di tutto, dove ciò che si dice apre alle armonie dell'indicibile. La parola suppone uno che parla, si esprime e si dona, e un altro che lo ascolta, lo imprime e lo accoglie dentro di sé. La parola implica due persone che entrano in relazione, in dialogo. Essa nasce dall'amore di chi parla, corrisposto da chi ascolta: è generata dall'amore e genera amore. Per questo Dio che è Amore è anche Parola. La Parola è rivolta non solo al Padre, ma anche al mondo : come è amore e vita all'interno di Dio, è anche sorgente di amore e di vita per ogni creatura. Gesù, Parola diventata Carne , dispone della vita allo stesso modo del Padre. Essa è infatti il dono pieno del Padre al Figlio, che per questo dirà : “Io-Sono la vita” (14,6) e “ Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (10,10). Il mondo è creato dalla Parola e dalla Sapienza che lo precede, lo progetta e lo fa, dandogli il suo “imprinting” di alterità e relazione, di ascolto e risposta, di accoglienza e di responsabilità, di intelligenza e libertà. Solo in quest'ottica l'universo è positivamente sensato, destinato alla vita e alla felicità. Si dice che Dio creò con le lettere dell'alfabeto. Questo vuol dire che ogni realtà è comprensibile e comunicabile in parole. Chi sa “leggere” può capire, interagire e portare tutto al suo senso peno. Dio, che con la Sua Parola è principio di tutto, diventa il fine di tutto, con l'uomo che la comprende. Solo in lui, creato al sesto giorno,la Parola, all'opera sin dal primo giorno, trova ascolto. Egli, con la sua risposta, porte il creato al settimo giorno, al riposo di Dio, diventando lui stesso come la Parola. Era la luce vera” Il soggetto implicito è sempre la Parola, che è la luce “vera”, diversa dalla falsa luce di parole ingannatrici che portano alla morte. Ogni uomo ha dentro di sé la luce della Parola. Nonostante il dis-ascolto, è fatto per lei, perché fatto da lei e di lei. Nel suo cuore brilla una luce interiore, inestinguibile. E' il desiderio di verità e di amore , che lo lascia inquieto fino a quando non ha la gioia di trovare ciò che cerca. La Parola, che è verso il Padre, viene nel mondo come sua vita e luce. Questa luce che è in ciascuno, è il bene più inalienabile dell'uomo e offre a tutti, anche per le vie più personali e misteriose, di entrare in dialogo con il Padre.
---->“Dio nessuno l'ha mai visto : il Figlio Unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato” Nessuno L'ha mai visto, perchè, fin dall'inizio Adamo gli ha voltato le spalle. Non abbiamo di Lui nessuna immagine, perchè l'unica sua immagine e somiglianza siamo noi, se stiamo davanti a Lui. E' Lui il nostro 'luogo naturale' . Altrove siamo fuori posto, doloranti come un osso slogato, estranei a noi stessi e a tutto. Gesù Cristo, l'Unigenito Dio, che è verso il seno del Padre, con le Sue Opere e Parole, con la Sua Vita e Morte, ci ha mostrato Dio, sino a dire : “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (14,9). E' infatti la Parola, che per questo è diventata “carne”. L'inizio del Vangelo di Giovanni ci porta, con un colpo d'ala, sopra lo spazio e oltre il tempo, al di là di ogni creatura, per mostrarci chi è Gesù, l'uomo abilitato a pieno titolo a narrarci l'invisibile. Con sorpresa scopriamo che Colui che amava chiamarsi Figlio dell'uomo e si proclamò Figlio di Dio, è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio. Essa, testimoniata da sapienti e profeti e mai conosciuta, divenne carne in Gesù, per rivelarci e donarci la sua stessa gloria di Unigenito dal Padre, in modo che , in Lui, possiamo scoprire di essere figli di Dio. Il prologo è come l'inizio di una sinfonia, in cui si preludono i motivi.
...Si tratta di un inno alla Parola , Luce e Vita di tutto, dove ciò che si dice apre alle armonie dell'indicibile. Le sue radici, più che nella tradizione greca, pur presente all'autore, affondano nell'Antico Testamento, in quei testi che cantano la Parola e la Sapienza creatrice, personificazioni di Dio all'opera nella natura e nella storia. Leggendo questo inno si ha l'impressione di essere trasportati a volo d'aquila verso un luogo elevatissimo eppure domestico, quasi fosse il nostro nido, dove ci sentiamo a nostro agio, come a casa. E' infatti nella Parola rivolta al Padre che troviamo la nostra patria : il Padre stesso... Ciò che il Prologo dice è sufficientemente chiaro. L'inizio parla del Logos presso Dio e del Suo ruolo nella creazione e nella redenzione ; il centro del Suo diventare Carne in Gesù , il finale del Suo narrarci il Padre.
Accostandosi a questo testo, si ha l'impressione di aggirarsi ai piedi di un massiccio altissimo, che va oltre le nubi, oltre il cielo stesso. E' una montagna inaccessibile . È il Dio ignoto, la Gloria invisibile, il Nome ineffabile. Ci coglie un senso di stupore infinito, di vertigine abissale . Ma ci colma subito di gioia il fatto che il monte è sceso a noi, l'indicibile è la Parola, la Gloria ha il volto del Figlio dell'uomo, il Nome si chiama Gesù. Tutto il Vangelo esporrà e offrirà il dono di sé che Dio ci fa nella carne del Figlio, nella quale vediamo la Gloria di cui siamo il riflesso. Quando conosceremo come siamo da Lui conosciuti – allora Lo vedremo faccia a faccia ; il nostro volto risplenderà della Sua Luce e saremo simili a Lui, perchè Lo vedremo così come Egli è (1Gv 3,2).
Antifona
RispondiEliminaMentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose
e la notte era a metà del suo rapido corso,
la tua parola onnipotente, o Signore,
è scesa dai cieli, dal tuo trono regale. (Sap 18,14-15)
Si dice il Gloria.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
luce dei credenti,
riempi della tua gloria il mondo intero,
e rivelati a tutti i popoli
nello splendore della tua luce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Oppure:
O Dio, nostro Padre,
che nel Verbo venuto ad abitare in mezzo a noi
riveli al mondo la tua gloria,
illumina gli occhi del nostro cuore,
perché, credendo nel tuo Figlio unigenito,
gustiamo la gioia di essere tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto.
Dal libro del Siràcide
Sir 24,1-4.12-16 (NV) [gr. 24,1-2.8-12]
La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti" .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creata,
per tutta l'eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell'assemblea dei santi ho preso dimora».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 147
R. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.
Seconda Lettura
Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Ef 1,3-6.15-18
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d'amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
Parola di Dio.
EliminaAcclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunciato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo. (Cf. 1Tm 3,16)
Alleluia.
Vangelo
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
RispondiEliminaOggi il Vangelo dice che Colui che abbiamo contemplato nel suo Natale, come bambino, Gesù, esisteva prima: prima dell’inizio delle cose, prima dell’universo, prima di tutto. (…) San Giovanni lo chiama Verbo, cioè Parola. (…) Ora, il fatto che Gesù sia fin dal principio la Parola significa che dall’inizio Dio vuole comunicare con noi, vuole parlarci. Il Figlio unigenito del Padre (cfr v. 14) vuole dirci la bellezza di essere figli di Dio; è «la luce vera» (v. 9) e vuole allontanarci dalle tenebre del male; Lui è «la vita» (v. 4), che conosce le nostre vite e vuole dirci che da sempre le ama. Ci ama tutti. Ecco lo stupendo messaggio di oggi: Gesù è la Parola, la Parola eterna di Dio, che da sempre pensa a noi e desidera comunicare con noi. E per farlo, è andato oltre le parole. Infatti, al cuore del Vangelo, del Vangelo di oggi ci viene detto che la Parola «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (v. 14). Si fece carne: perché san Giovanni usa questa espressione, “carne”? Non poteva dire, in modo più elegante, che si fece uomo? No, utilizza la parola carne perché essa indica la nostra condizione umana in tutta la sua debolezza, in tutta la sua fragilità. (…) Dio si è fatto carne per dirci, per dirti che ti ama proprio lì, che ci ama proprio lì, nelle nostre fragilità, nelle tue fragilità. (…) È audace questo, è audace la decisione di Dio: si fece carne proprio lì dove noi tante volte ci vergogniamo; entra nella nostra vergogna, per farsi fratello nostro, per condividere la strada della vita. (Papa Francesco - Angelus, 3 gennaio 2021)
RispondiEliminaIn principio: sono le prime parole della Bibbia, le stesse con cui comincia il racconto della creazione: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1,1). Oggi il Vangelo dice che Colui che abbiamo contemplato nel suo Natale, come bambino, Gesù, esisteva prima: prima dell’inizio delle cose, prima dell’universo, prima di tutto. Egli è prima dello spazio e del tempo. «In Lui era la vita» (Gv 1,4) prima che la vita apparisse.
San Giovanni lo chiama Verbo, cioè Parola. Che cosa vuole dirci con ciò? La parola serve per comunicare: non si parla da soli, si parla a qualcuno. […] Ora, il fatto che Gesù sia fin dal principio la Parola significa che dall’inizio Dio vuole comunicare con noi, vuole parlarci. Il Figlio unigenito del Padre (cfr v. 14) vuole dirci la bellezza di essere figli di Dio. […] Ecco lo stupendo messaggio di oggi: Gesù è la Parola, la Parola eterna di Dio, che da sempre pensa a noi e desidera comunicare con noi. E per farlo, è andato oltre le parole. […] Si fece carne e non è tornato indietro. Non ha preso la nostra umanità come un vestito, che si mette e si toglie. No, non si è più staccato dalla nostra carne. E non se ne separerà mai… ( Papa Francesco Angelus, 3 gennaio 2021)
BENEDETTO XVI – ANGELUS
EliminaDomenica, 4 gennaio 2009
La liturgia ripropone oggi alla nostra meditazione lo stesso Vangelo proclamato nel giorno di Natale, cioè il Prologo di San Giovanni. Dopo il frastuono dei giorni scorsi con la corsa all’acquisto dei regali, la Chiesa ci invita nuovamente a contemplare il mistero del Natale di Cristo, per coglierne ancor più il significato profondo e l’importanza per la nostra vita. Si tratta di un testo mirabile, che offre una sintesi vertiginosa di tutta la FEDE cristiana. Parte dall’alto: "In principio era il VERBO, e il VERBO era presso Dio e il VERBO era Dio" (Gv 1,1); ed ecco la novità inaudita e umanamente inconcepibile: "Il VERBO si fece CARNE e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14a). Non è una figura retorica, ma un’esperienza vissuta! A riferirla è Giovanni, testimone oculare: "Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del FIGLIO unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14b). Non è la parola dotta di un rabbino o di un dottore della LEGGE, ma la testimonianza appassionata di un umile pescatore che, attratto giovane da Gesù di Nazareth, nei tre anni di vita comune con Lui e con gli altri apostoli ne sperimentò l’amore – tanto da autodefinirsi "il discepolo che Gesù amava" –, lo vide morire in croce e apparire risorto, e ricevette poi con gli altri il suo Spirito. Da tutta questa esperienza, meditata nel suo cuore, Giovanni trasse un’intima certezza: Gesù è la SAPIENZA di Dio incarnata, è la sua Parola eterna fattasi uomo mortale.
Per un vero Israelita, che conosce le sacre Scritture, questo non è un controsenso, anzi, è il compimento di tutta l’antica Alleanza: in Gesù Cristo giunge a pienezza il mistero di un Dio che parla agli uomini come ad amici, che si RIVELA a Mosè nella LEGGE, ai sapienti e ai profeti. Conoscendo Gesù, stando con Lui, ascoltando la sua predicazione e vedendo i segni che Egli compiva, i discepoli hanno riconosciuto che in Lui si realizzavano tutte le Scritture. Come affermerà poi un autore cristiano: "Tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento" (Ugo di San Vittore, De arca Noe, 2, 8). Ogni uomo e ogni donna ha bisogno di trovare un senso profondo per la propria esistenza. E per questo non bastano i libri, nemmeno le sacre Scritture. Il Bambino di Betlemme ci RIVELA e ci comunica il vero "volto" di Dio buono e fedele, che ci ama e non ci abbandona nemmeno nella morte. "Dio, nessuno lo ha mai visto – conclude il Prologo di Giovanni –: il FIGLIO unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha RIVELATO" (Gv 1,18).
La prima ad aprire il cuore e a contemplare "il VERBO che si fece CARNE" è stata Maria, la Madre di Gesù. Un’umile ragazza di Galilea è diventata così la "sede della SAPIENZA"! Come l’apostolo Giovanni, ognuno di noi è invitato ad "accoglierla con sé" (Gv 19,27), per conoscere profondamente Gesù e sperimentarne l’amore fedele e inesauribile. È questo il mio augurio per ognuno di voi, cari fratelli e sorelle, all’inizio di questo nuovo anno.
APPELLO PER LA FINE DEL CONFLITTO NELLA STRISCIA DI GAZA:
EliminaI Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme oggi, in tutte le Chiese della Terra Santa, chiedono ai fedeli di pregare per la fine del conflitto nella Striscia di Gaza e di implorare giustizia e pace per la loro terra. Mi unisco a loro e chiedo anche a voi di fare lo stesso, ricordando, come dicono loro, "le vittime, i feriti e i cuori spezzati... per coloro che vivono nel panico e nella paura, affinché Dio li benedica con la calma, la tranquillità e la vera pace".
Le tragiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano come il rifiuto del dialogo conduca a situazioni che gravano in modo indicibile sulle popolazioni, ancora una volta vittime dell'odio e della guerra. La guerra e l'odio non risolvono i problemi. Anche la storia molto recente lo conferma. Preghiamo, pertanto, affinché "il Bambino nella mangiatoia... ispiri le autorità e i responsabili di entrambe le parti, israeliani e palestinesi, ad agire immediatamente per porre fine all'attuale tragica situazione".
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Sono lieto di salutare i partecipanti al Congresso Internazionale sul "Sistema Preventivo di Don Bosco e i diritti umani", organizzato dai Salesiani. Si è trattato di un tema molto importante, perché la dimensione educativa è cruciale anche nell'ambito dei diritti umani.
Saluto cordialmente tutti i visitatori di lingua inglese riuniti per questa preghiera dell'Angelus! In questi primi giorni del nuovo anno, mentre la Chiesa celebra la Nascita del Salvatore, preghiamo affinché la pace proclamata dagli angeli a Betlemme si radichi sempre più profondamente nei cuori umani, bandisca ogni discordia e violenza e ispiri la famiglia umana a vivere in armonia e solidarietà. Su di voi e sui vostri cari invoco abbondanti benedizioni del Signore!
S.GIOVANNI PAOLO II – ANGELUS
EliminaDomenica, 2 gennaio 2005
1. In questa prima domenica del nuovo anno risuona nuovamente nella liturgia il Vangelo del giorno di Natale: "Il VERBO si fece CARNE e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14).
Il VERBO di Dio è la SAPIENZA eterna, che opera nel cosmo e nella storia; SAPIENZA che nel mistero dell’INCARNAZIONE si è RIVELATA pienamente, per instaurare un regno di vita, di amore e di pace.
2. La FEDE poi ci insegna che anche nelle prove più difficili e dolorose, - come nelle calamità che hanno colpito nei giorni scorsi il Sud-Est Asiatico -, Dio non ci abbandona mai: nel mistero del Natale è venuto a condividere la nostra esistenza.
Il Bambino di Betlemme è Colui che, alla vigilia della sua morte redentrice, ci lascerà il comandamento di amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato (cfr Gv 13,34). È nell’attuazione concreta di questo "suo" comandamento che Egli fa sentire la sua presenza.
3. Questo messaggio evangelico dà fondamento alla speranza di un mondo migliore a condizione che camminiamo nel "suo" amore. All’inizio di un nuovo anno, ci aiuti la Madre del Signore a fare nostro questo programma di vita.
FAUSTI – Con sorpresa scopriamo che Colui che amava chiamarsi Figlio dell'uomo e si proclamò Figlio di Dio, è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio. Essa, testimoniata da sapienti e profeti e mai conosciuta, divenne Carne in Gesù, per rivelarci e donarci la Sua stessa Gloria di Unigenito dal Padre, in modo che , in Lui, possiamo scoprire di essere figli di Dio.
RispondiEliminaIl prologo è come l'inizio di una sinfonia, in cui si preludono i motivi. Nella storia della Teologia è come una miniera di pietre preziose , da cui sono state attinte le più importanti riflessioni sulla Trinità e sull'incarnazione.
Si tratta di un inno alla Parola, Luce e Vita di tutto, dove ciò che si dice apre alle armonie dell'indicibile.
La parola suppone uno che parla, si esprime e si dona, e un altro che lo ascolta, lo imprime e lo accoglie dentro di sé. La parola implica due persone che entrano in relazione, in dialogo.
Essa nasce dall'amore di chi parla, corrisposto da chi ascolta: è generata dall'amore e genera amore.
Per questo Dio che è Amore è anche Parola.
La Parola è rivolta non solo al Padre, ma anche al mondo : come è amore e vita all'interno di Dio, è anche sorgente di amore e di vita per ogni creatura. Gesù, Parola diventata Carne , dispone della vita allo stesso modo del Padre.
Essa è infatti il dono pieno del Padre al Figlio, che per questo dirà : “Io-Sono la vita” (14,6) e “ Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (10,10). Il mondo è creato dalla Parola e dalla Sapienza che lo precede, lo progetta e lo fa, dandogli il suo “imprinting” di alterità e relazione, di ascolto e risposta, di accoglienza e di responsabilità, di intelligenza e libertà. Solo in quest'ottica l'universo è positivamente sensato, destinato alla vita e alla felicità.
Si dice che Dio creò con le lettere dell'alfabeto. Questo vuol dire che ogni realtà è comprensibile e comunicabile in parole. Chi sa “leggere” può capire, interagire e portare tutto al suo senso peno.
Dio, che con la Sua Parola è principio di tutto, diventa il fine di tutto, con l'uomo che la comprende.
Solo in lui, creato al sesto giorno,la Parola, all'opera sin dal primo giorno, trova ascolto.
Egli, con la sua risposta, porte il creato al settimo giorno, al riposo di Dio, diventando lui stesso come la Parola.
Era la luce vera” Il soggetto implicito è sempre la Parola, che è la luce “vera”, diversa dalla falsa luce di parole ingannatrici che portano alla morte. Ogni uomo ha dentro di sé la luce della Parola. Nonostante il dis-ascolto, è fatto per lei, perché fatto da lei e di lei. Nel suo cuore brilla una luce interiore, inestinguibile. E' il desiderio di verità e di amore , che lo lascia inquieto fino a quando non ha la gioia di trovare ciò che cerca.
La Parola, che è verso il Padre, viene nel mondo come sua vita e luce.
Questa luce che è in ciascuno, è il bene più inalienabile dell'uomo e offre a tutti, anche per le vie più personali e misteriose, di entrare in dialogo con il Padre.
---->“Dio nessuno l'ha mai visto : il Figlio Unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato”
EliminaNessuno L'ha mai visto, perchè, fin dall'inizio Adamo gli ha voltato le spalle. Non abbiamo di Lui nessuna immagine, perchè l'unica sua immagine e somiglianza siamo noi, se stiamo davanti a Lui. E' Lui il nostro 'luogo naturale' . Altrove siamo fuori posto, doloranti come un osso slogato, estranei a noi stessi e a tutto. Gesù Cristo, l'Unigenito Dio, che è verso il seno del Padre, con le Sue Opere e Parole, con la Sua Vita e Morte, ci ha mostrato Dio, sino a dire : “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (14,9).
E' infatti la Parola, che per questo è diventata “carne”.
L'inizio del Vangelo di Giovanni ci porta, con un colpo d'ala, sopra lo spazio e oltre il tempo, al di là di ogni creatura, per mostrarci chi è Gesù, l'uomo abilitato a pieno titolo a narrarci l'invisibile.
Con sorpresa scopriamo che Colui che amava chiamarsi Figlio dell'uomo e si proclamò Figlio di Dio, è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio.
Essa, testimoniata da sapienti e profeti e mai conosciuta, divenne carne in Gesù, per rivelarci e donarci la sua stessa gloria di Unigenito dal Padre, in modo che , in Lui, possiamo scoprire di essere figli di Dio.
Il prologo è come l'inizio di una sinfonia, in cui si preludono i motivi.
...Si tratta di un inno alla Parola , Luce e Vita di tutto, dove ciò che si dice apre alle armonie dell'indicibile.
Le sue radici, più che nella tradizione greca, pur presente all'autore, affondano nell'Antico Testamento, in quei testi che cantano la Parola e la Sapienza creatrice, personificazioni di Dio all'opera nella natura e nella storia.
Leggendo questo inno si ha l'impressione di essere trasportati a volo d'aquila verso un luogo elevatissimo eppure domestico, quasi fosse il nostro nido, dove ci sentiamo a nostro agio, come a casa.
E' infatti nella Parola rivolta al Padre che troviamo la nostra patria : il Padre stesso...
Ciò che il Prologo dice è sufficientemente chiaro. L'inizio parla del Logos presso Dio e del Suo ruolo nella creazione e nella redenzione ; il centro del Suo diventare Carne in Gesù , il finale del Suo narrarci il Padre.
Accostandosi a questo testo, si ha l'impressione di aggirarsi ai piedi di un massiccio altissimo, che va oltre le nubi, oltre il cielo stesso.
E' una montagna inaccessibile . È il Dio ignoto, la Gloria invisibile, il Nome ineffabile.
Ci coglie un senso di stupore infinito, di vertigine abissale .
Ma ci colma subito di gioia il fatto che il monte è sceso a noi, l'indicibile è la Parola, la Gloria ha il volto del Figlio dell'uomo,
il Nome si chiama Gesù.
Tutto il Vangelo esporrà e offrirà il dono di sé che Dio ci fa nella carne del Figlio, nella quale vediamo la Gloria di cui siamo il riflesso. Quando conosceremo come siamo da Lui conosciuti – allora Lo vedremo faccia a faccia ; il nostro volto risplenderà della Sua Luce e saremo simili a Lui, perchè Lo vedremo così come Egli è (1Gv 3,2).