mercoledì 1 aprile 2026

GIOVEDI' SANTO


4 commenti:

  1. S. FAUSTI – Gesù lava i piedi non prima, ma durante la cena. Non è quindi la purificazione per il pasto . È il centro del “suo” pasto. Questo conferisce al gesto un significato specifico di anticipo della “sua” Pasqua. Il Suo atto illustra la vita nuova che comunica ai fratelli. Lavare i piedi e dare il boccone a Giuda, con il comando dell'amore reciproco, sostituiscono in Giovanni il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia. Non si spoglia solo del mantello, ma delle vesti : come sulla croce, dove ci dona se stesso E' il Pastore bello che depone la sua vita a favore delle pecore. 
    “Preso un telo” : insieme grembiule e asciugatoio, diventa la sua veste definitiva : quella del servo.
    La Sua nudità è rivestita di servizio. In esso consiste la Gloria del Dio Amore : è la Sua vera veste , che l'uomo Gesù, nella sua morte, assume in modo definitivo. Il Suo servizio , che gli fa deporre le vesti e lo conduce alla croce, va oltre la stessa tomba : è amore che vince la morte , Gloria del Signore della vita, che sempre continuerà a lavare i piedi.
    Dio nel mar Rosso rivelò la sua Gloria affogando i nemici e salvando il Suo popolo. Ora rivela la Sua Gloria dando la vita per i nemici.
    Questa è la Sua Pasqua : il passaggio del mar Rosso è in un catino d'acqua che non affoga nessuno, se non Colui che salva tutti.
    Ciò che Gesù ora fa è il principio del mondo nuovo . Ciò che Lui cominciò e ciò che noi continueremo a fare.
    I piedi servono per camminare, per cambiare luogo. Il luogo è diverso per ciascuno, lasciato alla nostra libertà. Necessariamente vivo “ora” , liberamente scelgo di vivere “qui” e non altrove. Con i piedi fuggo da ciò che temo, e vado verso ciò che desidero.
    L'uomo è sempre viator, pellegrino o fuggiasco. Ogni cammino è infine verso casa.
    E la casa dove abito, è il luogo dove sono accolto e amato.
    Altrimenti fuggo e vado errando. La casa di ognuno è chi lo ama. E chiunque ama è casa dell'amato.
    La Pasqua definitiva che ci porta a casa, è l'amore del Figlio che lava i piedi dei fratelli, perchè camminino come Lui ha camminato. Così, passando da questo mondo al Padre, li fa uscire con lui dalla schiavitù per tornare, nella libertà di figli, a Colui dal quale, per inganno, erano fuggiti.Questo è l'Esodo in cui Dio rivela la Sua Gloria e vince ogni nemico dell'uomo, compreso il nemico ultimo, la morte. Infatti chi ama i fratelli è passato dalla morte alla vita.(1Gv 3,14).
    Quanto Maria ha fatto per Gesù a Betania corrisponde a ciò che Gesù fa per i suoi discepoli nel Cenacolo.
    Con l'anticipazione tipica di chi ama , essa ha risposto all'amore con l'amore. Pietro reagisce perchè non capisce. Si oppone a Gesù come dopo la prima predizione della sua morte e resurrezione.

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  2. Per lui il Cristo, Maestro e Signore, deve esigere da tutti ospitalità e accoglienza , intimità e riverenza.
    Egli invece è l'Altro, il solo che fa agli altri ciò che ognuno di noi esige da loro.
    Pietro non accetta che Gesù lo serva , come non accetta che il Signore dia la vita per lui; preferisce darla lui per il Signore.
    Egli pensa che il Signore stia sopra tutti per dominare, non sotto tutti per servire.
    Ignora che il primo è l'ultimo e servo di tutti. Non accettare il suo servizio è rifiutare Lui e non conoscere la gloria che Lui ha prima della fondazione del mondo: l'amore stesso del Padre.
    Accettare lui che “lava i piedi” ci dona la capacità di amare come Lui ci ha amati, di aver parte alla sua vita di Figlio. L'andarsene di Gesù ci apre la nostra dimora nella casa del Padre. Ci dona infatti il Suo stesso amore di Figlio. Per questo il Suo andarsene da noi è in realtà un venire pienamente incontro a noi. L'espressione “di nuovo vengo” non indica la Sua venuta alla fine dei tempi, ma la sua venuta imminente, quando tra poco, elevato da terra, attirerà tutti a sé (12,32).
    Allora ci “riceverà” con sé.
    La Sua venuta tra noi è ormai quella dell'amore.
    Questa e nessun altra è la via.Il tema della vita e della luce, fin qui dominante nel Vangelo, sfocia in quello dell'amore. E l'amore, luce vera della vita, si realizza non nelle parole o con la lingua , ma nella verità dei fatti., nell'essere a servizio gli uni degli altri.La beatitudine è fare queste cose.
    Ma nessuno può farle se prima non le conosce. Uno fa ciò che sa. Noi, come Pietro, ancora non le sappiamo, né le facciamo; vorremmo che neppure il Signore le facesse. “Queste cose” ci sono dette adesso, perchè dopo, quando saranno accadute, le possiamo comprendere.
    Come un ritornello martellante, il pensiero di Gesù ricorre a Giuda, che non partecipa a questa beatitudine. E' la sua preoccupazione di fondo : come salvare il fratello perduto?
    Gesù, il Figlio che conosce l'amore del Padre, conosce anche il proprio amore per i fratelli che ha scelto. La Sua elezione non esclude nessuno, altrimenti non sarebbe Figlio del Padre di tutti.

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  3. Prima Lettura

    Dal libro dell'Èsodo
    Es 12,1-8.11-14

    In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d'Egitto:
    «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: "Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
    Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
    In quella notte io passerò per la terra d'Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d'Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell'Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d'Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne"».

    Salmo Responsoriale

    Dal Sal 115 (116)

    R. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

    Che cosa renderò al Signore,
    per tutti i benefici che mi ha fatto?
    Alzerò il calice della salvezza
    e invocherò il nome del Signore. R.

    Agli occhi del Signore è preziosa
    la morte dei suoi fedeli.
    Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
    tu hai spezzato le mie catene. R.

    A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
    e invocherò il nome del Signore.
    Adempirò i miei voti al Signore
    davanti a tutto il suo popolo. R.

    Seconda Lettura

    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
    1Cor 11,23-26

    Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
    Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
    Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.


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    Risposte

    1. Vangelo del Giorno
      Dal Vangelo secondo Giovanni
      Gv 13,1-15

      Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
      Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.
      Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
      Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

      Le Parole dei Papi
      Ascoltiamo ancora il Signore Gesù: i grandi del mondo si costruiscono imperi con il potere e il denaro (cfr Mt 20,25; Mc 10,42), «Voi però non fate così» (Lc 22,26). Dio non fa così: il Maestro non ha troni, ma si cinge un asciugamano e s’inginocchia ai piedi di ciascuno. Il suo impero è quel poco di spazio che basta per lavare i piedi dei suoi amici e prendersi cura di loro. È anche l’invito ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco. Con lo sguardo di chi fa naufragio, del povero Lazzaro, gettato alla porta del ricco epulone. Altrimenti non cambierà mai niente, e non sorgerà un tempo nuovo, un regno di giustizia e di pace. Così fa anche la Vergine Maria nel cantico del Magnificat, quando posa lo sguardo sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati. E sceglie i piccoli, sta dalla parte degli ultimi della storia, per insegnarci a immaginare, a sognare insieme a lei cieli nuovi e terra nuova.
      (Leone XIV – Veglia per la pace, 11 ottobre 2025)

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