Antifona O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto. Tu sei mio aiuto e mio liberatore: Signore, non tardare. (Sal 69,2.6)
Si dice il Gloria.
Colletta Mostra la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce creatore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo-
Oppure:
O Padre, che apri la tua mano e sazi ogni vivente, fa’ che nulla mai ci possa separare dal tuo amore, pane che nutre le profondità della vita e comunione con ogni creatura. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Venite e mangiate. Dal libro del profeta Isaìa Is 55,1-3
Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 144 (145)
R. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza. R.
Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente. R.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità. R.
Seconda Lettura Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,35.37-39
Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4b)
Alleluia.
Vangelo Tutti mangiarono a sazietà. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Le Parole dei Papi Proprio quando il sole declina e la fame cresce, mentre gli apostoli stessi chiedono di congedare la gente, Cristo ci sorprende con la sua misericordia. Egli ha compassione del popolo affamato e invita i suoi discepoli a prendersene cura: la fame non è un bisogno che non c’entra con l’annuncio del Regno e la testimonianza della salvezza. Al contrario, questa fame riguarda la nostra relazione con Dio. Cinque pani e due pesci, tuttavia, non sembrano proprio sufficienti a sfamare il popolo: all’apparenza ragionevoli, i calcoli dei discepoli palesano invece la loro poca fede. Perché, in realtà, con Gesù c’è tutto quello che serve per dare forza e senso alla nostra vita. All’appello della fame, infatti, Egli risponde con il segno della condivisione: alza gli occhi, recita la benedizione, spezza il pane e dà da mangiare a tutti i presenti (…). L’esempio del Signore resta per noi urgente criterio di azione e di servizio: condividere il pane, per moltiplicare la speranza, proclama l’avvento del Regno di Dio. (Papa Leone XIV - Omelia nella Santa Messa nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, 22 giugno 2025)
PAPA FRANCESCO ANGELUS 2 agosto 2020 Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di questa domenica ci presenta il prodigio della moltiplicazione dei pani ( Mt 14,13-21). La scena si svolge in un luogo deserto, dove Gesù si era ritirato con i suoi discepoli. Ma la gente lo raggiunge per ascoltarlo e farsi guarire: infatti le sue parole e i suoi gesti risanano e danno speranza. Al calar del sole, le folle sono ancora lì, e i discepoli, uomini pratici, invitano Gesù a congedarle perché possano andare a procurarsi da mangiare. Ma Lui risponde: «Voi stessi date loro da mangiare» (v. 16). Immaginiamo le facce dei discepoli! Gesù sa bene quello che sta per fare, ma vuole cambiare il loro atteggiamento: non dire “congedali, che si arrangino, che trovino loro da mangiare”, no, ma “che cosa ci offre la Provvidenza da condividere?”. Due atteggiamenti contrari. E Gesù vuole portarli al secondo atteggiamento, perché la prima proposta è la proposta di un uomo pratico, ma non generosa: “congedali, che vadano a trovare, che si arrangino”. Gesù pensa in un altro modo. Gesù, attraverso questa situazione, vuole educare i suoi amici di ieri e di oggi alla logica di Dio. E qual è la logica di Dio che vediamo qui? La logica del farsi carico dell’altro. La logica di non lavarsene le mani, la logica di non guardare da un’altra parte. La logica di farsi carico dell’altro. Il “che si arrangino” non entra nel vocabolario cristiano.
Non appena uno dei Dodici dice, con realismo: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!», Gesù risponde: «Portatemeli qui» (vv. 17-18). Prende quel cibo tra le sue mani, alza gli occhi al cielo, recita la benedizione e comincia a spezzare e a dare le porzioni ai discepoli da distribuire. E quei pani e quei pesci non finiscono, bastano e avanzano per migliaia di persone.
Con questo gesto Gesù manifesta la sua potenza, non però in modo spettacolare, ma come segno della carità, della generosità di Dio Padre verso i suoi figli stanchi e bisognosi. Egli è immerso nella vita del suo popolo, ne comprende le stanchezze, ne comprende i limiti, ma non lascia che nessuno si perda o venga meno: nutre con la sua Parola e dona cibo abbondante per il sostentamento.
In questo racconto evangelico si percepisce anche il riferimento all’Eucaristia, soprattutto là dove descrive la benedizione, la frazione del pane, la consegna ai discepoli, la distribuzione alla gente (v. 19). E va notato come sia stretto il legame tra il pane eucaristico, nutrimento per la vita eterna, e il pane quotidiano, necessario per la vita terrena. Prima di offrire sé stesso al Padre come Pane di salvezza, Gesù si cura del cibo per coloro che lo seguono e che, pur di stare con Lui, hanno dimenticato di fare provviste.
--->A volte si contrappone spirito e materia, ma in realtà lo spiritualismo, come il materialismo, è estraneo alla Bibbia. Non è un linguaggio della Bibbia.
La compassione, la tenerezza che Gesù ha mostrato nei confronti delle folle non è sentimentalismo, ma la manifestazione concreta dell’amore che si fa carico delle necessità delle persone. E noi siamo chiamati ad accostarci alla mensa eucaristica con questi stessi atteggiamenti di Gesù: [anzitutto] compassione dei bisogni altrui. Questa parola che si ripete nel Vangelo quando Gesù vede un problema, una malattia o questa gente senza cibo. “Ne ebbe compassione”. Compassione non è un sentimento puramente materiale; la vera compassione è patire con, prendere su di noi i dolori altrui. Forse ci farà bene oggi domandarci: io ho compassione? Quando leggo le notizie delle guerre, della fame, delle pandemie, tante cose, ho compassione di quella gente? Io ho compassione della gente che è vicina a me? Sono capace di patire con loro, o guardo da un’altra parte o dico “che si arrangino”? Non dimenticare questa parola “compassione”, che è fiducia nell’amore provvidente del Padre e significa coraggiosa condivisione.
Maria Santissima ci aiuti a percorrere il cammino che il Signore ci indica nel Vangelo di oggi. È il percorso della fraternità, che è essenziale per affrontare le povertà e le sofferenze di questo mondo, specialmente in questo momento grave, e che ci proietta oltre il mondo stesso, perché è un cammino che inizia da Dio e a Dio ritorna.
Il Vangelo di questa domenica descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie ( Mt 14,14). Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos’altro: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mt 14,16). Essi, però, non hanno “altro che cinque pani e due pesci”. Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell’Eucaristia: “Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla (Mt 14,19). Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e del Sacramento.
In questo segno prodigioso si intrecciano l’incarnazione di Dio e l’opera della redenzione. Gesù, infatti, “scende” dalla barca per incontrare gli uomini ( Mt 14,14). San Massimo il Confessore afferma che il Verbo di Dio “si degnò, per amore nostro, di farsi presente nella carne, derivata da noi e conforme a noi tranne che nel peccato, e di esporci l’insegnamento con parole ed esempi a noi convenienti” (Ambiguum 33: PG 91, 1285 C). Il Signore ci offre qui un esempio eloquente della sua compassione verso la gente. Viene da pensare ai tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni. Cristo è attento al bisogno materiale, ma vuole dare di più, perché l’uomo è sempre “affamato di qualcosa di più, ha bisogno di qualcosa di più” (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 311). Nel pane di Cristo è presente l’amore di Dio; nell’incontro con Lui “ci nutriamo, per così dire, dello stesso Dio vivente, mangiamo davvero il «pane dal cielo»” (ibid.).
Cari amici, “nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo” ( Sacramentum caritatis, 88). Ce lo testimonia anche Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Ignazio scelse, infatti, di vivere “ricercando Dio in tutte le cose, amando Lui in tutte le creature” (cfr Costituzioni della Compagnia di Gesù, III, 1, 26). Affidiamo alla Vergine Maria la nostra preghiera, perché apra il nostro cuore alla compassione verso il prossimo e alla condivisione fraterna.
FAUSTI - Ciò che è accaduto al Battista è premonizione del Suo ultimo ritiro in solitudine, nel deserto della morte, dove darà il Suo pane. Il palazzo è apparentemente luogo di vita, come il deserto è apparentemente invivibile. Ma proprio qui Dio porta il Suo popolo fuori dalla schiavitù. Chi non esce dal palazzo nel deserto, non incontra il dono di Dio. Il ritiro di Gesù, e di quelli con lui nella barca, non è una fuga, ma l'inizio del nuovo esodo. Il popolo esce dalla città di Caino per fondare una nuova convivenza. E' l'esodo definitivo. Dove approda la barca di Gesù e dei Suoi, anche le folle dei poveri arrivano a piedi, anzi, li precedono. Ognuno ha bisogno di questo pane. Principio dell'azione di Gesù è la Sua compassione. Ogni azione che non nasce da essa, partecipa al banchetto di Erode. Compassione è la qualità fondamentale di Dio Amore, che è Padre in quanto materno. Gesù ha cura degli infermi, di coloro che non stanno in piedi. La debolezza, che noi sfruttiamo per asservire, è per Lui oggetto di servizio. La medicina con cui cura sarà il Suo pane, rimedio di vita eterna.
FAUSTI “Date loro voi stessi da mangiare” è l'imperativo del Signore ai Suoi discepoli. Lui stesso è il Corpo dato per noi, cibo che riceviamo e offriamo a tutti. La sera è la fine del giorno, tempo disponibile all'uomo. Inizia la notte, e le tenebre si mangiano la creazione scaturita dalla luce. Rimanda alla sera in cui Gesù ci diede il Suo pane, per consegnare poi il Suo Corpo al cuore della terra. Il Suo ultimo giorno sarà tutto oscurità dall'inizio alla fine , anche il sole meridiano si offuscherà nel suo splendore. Sarà la notte in cui Lui, luce del mondo, entrerà in tutte le nostre notti per illuminarle. Ora, come anticipo, la notte del deserto profumerà di fragranza del pane. I discepoli notano il deserto intorno e la notte che incombe. La loro proposta è uscire dal deserto, tornare al villaggio da cui erano partiti e comperare qualcosa. Ma il Suo pane è proprio nel deserto e nella notte, e non è da comperare. Per Gesù la soluzione non è da cercare fuori, in un ritorno a ciò da cui si è usciti, ma è a portata di mano, qui e ora, ed è gratis! Bisogna solo affrontare la situazione in modo diverso. Il pane che sazia, nel deserto e nella notte, non è quello che si compera, ma viene dato agli amici nel sonno. Nel sonno Suo e nostro. “Non abbiamo qui se non cinque pani e due pesci” E' quanto basta a malapena per loro e per il momento. La comunità ritiene sempre poco quello che c'è. Non si accorge che cinque più due fa sette, numero perfetto, divino. E' sazietà piena per tutti se è vissuto come dono, è fame se trattenuto per sé. La nostra insufficienza va portata a Gesù, riposta nelle Sue mani. Ciò che ho e sono, poco o tanto che sia, è sempre sovrabbondante se ricevuto, spezzato e dato da mani di figlio. Le folle si sdraiano sull'erba: è l'inizio della festa, il deserto si rallegra e la terra rida esulta e fiorisce : il Signore viene a salvarci. Non è più la fuga dalla schiavitù , ma l'ingresso nella libertà. Gesù presi i cinque pani, alzati gli occhi al cielo, li benedisse , li spezzò e li diede ai discepoli e questi alle folle. Gesù è il Figlio , riceve dal Padre tutto ciò che ha ed è, prende in dono e per donare. La mano chiusa per possedere e divorare , prende per la morte; la mano aperta riceve in dono per donare, ne fa comunione di vita col Padre e i fratelli. Prendere benedicendo è nascere, venire alla luce come figli, vedendo sé e tutto ciò che c'è come segno dell'amore del Padre. Il Figlio ama con lo stesso amore con cui è amato ; tutto sa dare come tutto riceve. La forza per dare gli viene dal Suo levare gli occhi al cielo, dal Suo essere tutto verso il Padre come il Padre è tutto verso di Lui Il dono fa circolare di mano in mano il pane, riprende il flusso della vita, che la rapina aveva interrotto. Questa è la Mensa che prepara il Signore, il mio Pastore, dove i poveri mangiano e sono sazi. Solo questo pane condiviso è benedizione e sazietà... ne avanzano dodici ceste, una per ogni tribù, una per ogni mese. Ne rimane per tutti e per sempre! E' quanto sperimenta la Chiesa, allora e ancora adesso.
Antifona
RispondiEliminaO Dio, vieni a salvarmi,
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
Signore, non tardare. (Sal 69,2.6)
Si dice il Gloria.
Colletta
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo-
Oppure:
O Padre, che apri la tua mano
e sazi ogni vivente,
fa’ che nulla mai ci possa separare dal tuo amore,
pane che nutre le profondità della vita
e comunione con ogni creatura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Venite e mangiate.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 55,1-3
Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 144 (145)
R. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. R.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. R.
Seconda Lettura
Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,35.37-39
Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4b)
Alleluia.
Vangelo
Tutti mangiarono a sazietà.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
RispondiEliminaProprio quando il sole declina e la fame cresce, mentre gli apostoli stessi chiedono di congedare la gente, Cristo ci sorprende con la sua misericordia. Egli ha compassione del popolo affamato e invita i suoi discepoli a prendersene cura: la fame non è un bisogno che non c’entra con l’annuncio del Regno e la testimonianza della salvezza. Al contrario, questa fame riguarda la nostra relazione con Dio. Cinque pani e due pesci, tuttavia, non sembrano proprio sufficienti a sfamare il popolo: all’apparenza ragionevoli, i calcoli dei discepoli palesano invece la loro poca fede. Perché, in realtà, con Gesù c’è tutto quello che serve per dare forza e senso alla nostra vita. All’appello della fame, infatti, Egli risponde con il segno della condivisione: alza gli occhi, recita la benedizione, spezza il pane e dà da mangiare a tutti i presenti (…). L’esempio del Signore resta per noi urgente criterio di azione e di servizio: condividere il pane, per moltiplicare la speranza,
proclama l’avvento del Regno di Dio.
(Papa Leone XIV - Omelia nella Santa Messa nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, 22 giugno 2025)
PAPA FRANCESCO
RispondiEliminaANGELUS 2 agosto 2020
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di questa domenica ci presenta il prodigio della moltiplicazione dei pani ( Mt 14,13-21). La scena si svolge in un luogo deserto, dove Gesù si era ritirato con i suoi discepoli. Ma la gente lo raggiunge per ascoltarlo e farsi guarire: infatti le sue parole e i suoi gesti risanano e danno speranza. Al calar del sole, le folle sono ancora lì, e i discepoli, uomini pratici, invitano Gesù a congedarle perché possano andare a procurarsi da mangiare. Ma Lui risponde: «Voi stessi date loro da mangiare» (v. 16). Immaginiamo le facce dei discepoli! Gesù sa bene quello che sta per fare, ma vuole cambiare il loro atteggiamento: non dire “congedali, che si arrangino, che trovino loro da mangiare”, no, ma “che cosa ci offre la Provvidenza da condividere?”. Due atteggiamenti contrari. E Gesù vuole portarli al secondo atteggiamento, perché la prima proposta è la proposta di un uomo pratico, ma non generosa: “congedali, che vadano a trovare, che si arrangino”. Gesù pensa in un altro modo. Gesù, attraverso questa situazione, vuole educare i suoi amici di ieri e di oggi alla logica di Dio. E qual è la logica di Dio che vediamo qui? La logica del farsi carico dell’altro. La logica di non lavarsene le mani, la logica di non guardare da un’altra parte. La logica di farsi carico dell’altro. Il “che si arrangino” non entra nel vocabolario cristiano.
Non appena uno dei Dodici dice, con realismo: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!», Gesù risponde: «Portatemeli qui» (vv. 17-18). Prende quel cibo tra le sue mani, alza gli occhi al cielo, recita la benedizione e comincia a spezzare e a dare le porzioni ai discepoli da distribuire. E quei pani e quei pesci non finiscono, bastano e avanzano per migliaia di persone.
Con questo gesto Gesù manifesta la sua potenza, non però in modo spettacolare, ma come segno della carità, della generosità di Dio Padre verso i suoi figli stanchi e bisognosi. Egli è immerso nella vita del suo popolo, ne comprende le stanchezze, ne comprende i limiti, ma non lascia che nessuno si perda o venga meno: nutre con la sua Parola e dona cibo abbondante per il sostentamento.
In questo racconto evangelico si percepisce anche il riferimento all’Eucaristia, soprattutto là dove descrive la benedizione, la frazione del pane, la consegna ai discepoli, la distribuzione alla gente (v. 19). E va notato come sia stretto il legame tra il pane eucaristico, nutrimento per la vita eterna, e il pane quotidiano, necessario per la vita terrena. Prima di offrire sé stesso al Padre come Pane di salvezza, Gesù si cura del cibo per coloro che lo seguono e che, pur di stare con Lui, hanno dimenticato di fare provviste.
--->A volte si contrappone spirito e materia, ma in realtà lo spiritualismo, come il materialismo, è estraneo alla Bibbia. Non è un linguaggio della Bibbia.
EliminaLa compassione, la tenerezza che Gesù ha mostrato nei confronti delle folle non è sentimentalismo, ma la manifestazione concreta dell’amore che si fa carico delle necessità delle persone. E noi siamo chiamati ad accostarci alla mensa eucaristica con questi stessi atteggiamenti di Gesù: [anzitutto] compassione dei bisogni altrui. Questa parola che si ripete nel Vangelo quando Gesù vede un problema, una malattia o questa gente senza cibo. “Ne ebbe compassione”. Compassione non è un sentimento puramente materiale; la vera compassione è patire con, prendere su di noi i dolori altrui. Forse ci farà bene oggi domandarci: io ho compassione? Quando leggo le notizie delle guerre, della fame, delle pandemie, tante cose, ho compassione di quella gente? Io ho compassione della gente che è vicina a me? Sono capace di patire con loro, o guardo da un’altra parte o dico “che si arrangino”? Non dimenticare questa parola “compassione”, che è fiducia nell’amore provvidente del Padre e significa coraggiosa condivisione.
Maria Santissima ci aiuti a percorrere il cammino che il Signore ci indica nel Vangelo di oggi. È il percorso della fraternità, che è essenziale per affrontare le povertà e le sofferenze di questo mondo, specialmente in questo momento grave, e che ci proietta oltre il mondo stesso, perché è un cammino che inizia da Dio e a Dio ritorna.
BENEDETTO XVI
RispondiEliminaANGELUS 31 luglio 2011
Cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di questa domenica descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie ( Mt 14,14). Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos’altro: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mt 14,16). Essi, però, non hanno “altro che cinque pani e due pesci”. Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell’Eucaristia: “Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla (Mt 14,19). Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e del Sacramento.
In questo segno prodigioso si intrecciano l’incarnazione di Dio e l’opera della redenzione. Gesù, infatti, “scende” dalla barca per incontrare gli uomini ( Mt 14,14). San Massimo il Confessore afferma che il Verbo di Dio “si degnò, per amore nostro, di farsi presente nella carne, derivata da noi e conforme a noi tranne che nel peccato, e di esporci l’insegnamento con parole ed esempi a noi convenienti” (Ambiguum 33: PG 91, 1285 C). Il Signore ci offre qui un esempio eloquente della sua compassione verso la gente. Viene da pensare ai tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni. Cristo è attento al bisogno materiale, ma vuole dare di più, perché l’uomo è sempre “affamato di qualcosa di più, ha bisogno di qualcosa di più” (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 311). Nel pane di Cristo è presente l’amore di Dio; nell’incontro con Lui “ci nutriamo, per così dire, dello stesso Dio vivente, mangiamo davvero il «pane dal cielo»” (ibid.).
Cari amici, “nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo” ( Sacramentum caritatis, 88). Ce lo testimonia anche Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Ignazio scelse, infatti, di vivere “ricercando Dio in tutte le cose, amando Lui in tutte le creature” (cfr Costituzioni della Compagnia di Gesù, III, 1, 26). Affidiamo alla Vergine Maria la nostra preghiera, perché apra il nostro cuore alla compassione verso il prossimo e alla condivisione fraterna.
FAUSTI - Ciò che è accaduto al Battista è premonizione del Suo ultimo ritiro in solitudine, nel deserto della morte, dove darà il Suo pane.
RispondiEliminaIl palazzo è apparentemente luogo di vita, come il deserto è apparentemente invivibile. Ma proprio qui Dio porta il Suo popolo fuori dalla schiavitù. Chi non esce dal palazzo nel deserto, non incontra il dono di Dio.
Il ritiro di Gesù, e di quelli con lui nella barca, non è una fuga, ma l'inizio del nuovo esodo. Il popolo esce dalla città di Caino per fondare una nuova convivenza.
E' l'esodo definitivo.
Dove approda la barca di Gesù e dei Suoi, anche le folle dei poveri arrivano a piedi, anzi, li precedono. Ognuno ha bisogno di questo pane.
Principio dell'azione di Gesù è la Sua compassione.
Ogni azione che non nasce da essa, partecipa al banchetto di Erode.
Compassione è la qualità fondamentale di Dio Amore, che è Padre in quanto materno.
Gesù ha cura degli infermi, di coloro che non stanno in piedi. La debolezza, che noi sfruttiamo per asservire, è per Lui oggetto di servizio.
La medicina con cui cura sarà il Suo pane, rimedio di vita eterna.
FAUSTI “Date loro voi stessi da mangiare” è l'imperativo del Signore ai Suoi discepoli.
RispondiEliminaLui stesso è il Corpo dato per noi, cibo che riceviamo e offriamo a tutti.
La sera è la fine del giorno, tempo disponibile all'uomo.
Inizia la notte, e le tenebre si mangiano la creazione scaturita dalla luce.
Rimanda alla sera in cui Gesù ci diede il Suo pane, per consegnare poi il Suo Corpo al cuore della terra. Il Suo ultimo giorno sarà tutto oscurità dall'inizio alla fine , anche il sole meridiano si offuscherà nel suo splendore.
Sarà la notte in cui Lui, luce del mondo, entrerà in tutte le nostre notti per illuminarle.
Ora, come anticipo, la notte del deserto profumerà di fragranza del pane.
I discepoli notano il deserto intorno e la notte che incombe. La loro proposta è uscire dal deserto, tornare al villaggio da cui erano partiti e comperare qualcosa.
Ma il Suo pane è proprio nel deserto e nella notte, e non è da comperare.
Per Gesù la soluzione non è da cercare fuori, in un ritorno a ciò da cui si è usciti, ma è a portata di mano, qui e ora, ed è gratis! Bisogna solo affrontare la situazione in modo diverso.
Il pane che sazia, nel deserto e nella notte, non è quello che si compera, ma viene dato agli amici nel sonno. Nel sonno Suo e nostro.
“Non abbiamo qui se non cinque pani e due pesci”
E' quanto basta a malapena per loro e per il momento. La comunità ritiene sempre poco quello che c'è.
Non si accorge che cinque più due fa sette, numero perfetto, divino.
E' sazietà piena per tutti se è vissuto come dono, è fame se trattenuto per sé.
La nostra insufficienza va portata a Gesù, riposta nelle Sue mani. Ciò che ho e sono, poco o tanto che sia, è sempre sovrabbondante se ricevuto, spezzato e dato da mani di figlio.
Le folle si sdraiano sull'erba: è l'inizio della festa, il deserto si rallegra e la terra rida esulta e fiorisce : il Signore viene a salvarci.
Non è più la fuga dalla schiavitù , ma l'ingresso nella libertà.
Gesù presi i cinque pani, alzati gli occhi al cielo, li benedisse , li spezzò e li diede ai discepoli e questi alle folle.
Gesù è il Figlio , riceve dal Padre tutto ciò che ha ed è, prende in dono e per donare.
La mano chiusa per possedere e divorare , prende per la morte; la mano aperta riceve in dono per donare, ne fa comunione di vita col Padre e i fratelli.
Prendere benedicendo è nascere, venire alla luce come figli, vedendo sé e tutto ciò che c'è come segno dell'amore del Padre.
Il Figlio ama con lo stesso amore con cui è amato ; tutto sa dare come tutto riceve.
La forza per dare gli viene dal Suo levare gli occhi al cielo, dal Suo essere tutto verso il Padre come il Padre è tutto verso di Lui
Il dono fa circolare di mano in mano il pane, riprende il flusso della vita, che la rapina aveva interrotto. Questa è la Mensa che prepara il Signore, il mio Pastore, dove i poveri mangiano e sono sazi. Solo questo pane condiviso è benedizione e sazietà...
ne avanzano dodici ceste, una per ogni tribù, una per ogni mese.
Ne rimane per tutti e per sempre! E' quanto sperimenta la Chiesa, allora e ancora adesso.
ECCO QUEL CHE ABBIAMO
RispondiEliminahttps://www.youtube.com/watch?v=yfapEPqKQ3g