venerdì 26 giugno 2026

A- 13 DOMENICA T.ORD.


 

9 commenti:

  1. Antifona
    Popoli tutti, battete le mani!
    Acclamate Dio con grida di gioia. (Sal 46,2)

    Si dice il Gloria.

    Colletta
    O Dio, che ci hai reso figli della luce
    con il tuo Spirito di adozione,
    fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
    ma restiamo sempre luminosi
    nello splendore della verità.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Oppure:

    O Padre, che nel tuo Figlio povero e crocifisso
    ci fai ricchi del dono della tua stessa vita,
    rinvigorisci la nostra fede,
    perché nell’incontro con lui
    sperimentiamo ogni giorno la sua vivificante potenza.
    Egli è Dio, e vive e regna con te.

    Si dice il Credo.

    Prima Lettura
    Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.
    Dal secondo libro dei Re
    2Re 4,8-11.14-16a

    Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era una donna facoltosa, che l'invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare".
    Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò. Eliseo chiese a Giezi il suo servo: "Che cosa si può fare per questa donna?". Il servo disse: "Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio". Eliseo disse: "Chiamala!". La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio".

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 88 (89)

    R. Canterò per sempre l’amore del Signore.

    Canterò in eterno l’amore del Signore,
    di generazione in generazione
    farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
    perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
    nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.

    Beato il popolo che ti sa acclamare:
    camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
    esulta tutto il giorno nel tuo nome,
    si esalta nella tua giustizia. R.

    Perché tu sei lo splendore della sua forza
    e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
    Perché del Signore è il nostro scudo,
    il nostro re, del Santo d’Israele. R.

    Seconda Lettura
    Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui: camminiamo in una vita nuova.
    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
    Rm 6,3-4.8-11

    Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
    Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
    Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
    Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

    Parola di Dio.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;
    proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato
    dalle tenebre all'ammirabile sua luce. (Cf. 1Pt 2,9)

    Alleluia.

    Vangelo
    Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    Mt 10,37-42

    In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
    Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
    Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
    Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
    E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

    Parola del Signore.

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  2. SANTA MESSA ALLA GROTTA DI LOURDES NEI GIARDINI VATICANI
    OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II -
    Domenica, 30 giugno 1996
    Canterò per sempre la tua misericordia!
    Queste parole esprimono la riconoscenza di chi ha sperimentato l’amore misericordioso di Dio: sono le
    parole del profeta ricolmato di Spirito Santo, della donna sterile diventata madre, dell’apostolo eletto dal Maestro. Sono le parole di ogni battezzato, rigenerato dal mistero pasquale di Cristo.
    In realtà, l’esperienza cristiana è una circolazione di doni che parte da Dio e a Dio ritorna, mediante Cristo, a lode della sua gloria; una circolazione di misericordia e di gratitudine, anticipo e profezia del Regno dei cieli.
    Questa è anche la dinamica della missione e dell’apostolato.
    La prima lettura dell’odierna Domenica ci ha presentato, dal ciclo del profeta ELISEO narrato nel Secondo
    libro dei Re, un episodio che esemplifica il detto di Gesù:Chi ACCOGLIE un profeta come profeta, avrà la
    ricompensa del profeta, ( Mt 10, 41 ). ELISEO, erede dello spirito del grande profeta Elia, è accolto da una
    donna di Sunem, la quale agisce con premurosa ospitalità verso di lui, perché lo riconosce come un uomo
    di Dio, un santo ( 2 Re 4, 9 ). E da lui riceve, come ricompensa, la promessa di un figlio ormai insperato,
    figlio che puntualmente verrà alla luce e, che, in seguito, sarà addirittura risuscitato dallo stesso ELISEO.
    Che cosa sarà stata la vita di quella donna di Sunem, se non un inno di lode incessante alla misericordia di Dio, che l’aveva visitata?
    Chi ACCOGLIE voi ACCOGLIE ME ( Mt 10, 40 ).
    L’apostolo del Regno dei cieli è anzitutto un uomo di Dio, uno che ha fatto esperienza personale del suo
    amore ed è chiamato ad annunciarlo. Egli per primo ripete ogni giorno:
    Canterò per sempre la tua misericordia In tal modo, l’apostolo diventa anche dispensatore della grazia di Dio e testimone della sua
    fedeltà, così da suscitare in quanti accolgono il suo messaggio il medesimo cantico di lode.
    Il brano evangelico, che abbiamo appena ascoltato, costituisce la parte finale del cosiddetto discorso apostolico del Vangelo di Matteo. Esso presenta il criterio fondamentale e sintetico dell’esistenza apostolica, vale a dire il primato di Dio, diventato, nella Nuova Alleanza, il primato di Cristo, il Figlio di Dio incarnato. L’apostolo ha perduto la sua vita ( Mt 10, 39 ) per Cristo; diventando suo discepolo si è fatto piccolo ed ora può essere strumento della sua misericordia verso tutti coloro che lo accolgono nel nome del Signore.
    3.Anche voi, consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù ( Rm 6, 11 )
    Carissimi Fratelli e Sorelle, ogni discepolo è chiamato ad essere apostolo del Vangelo, in virtù del
    battesimo, di cui ci ha parlato l’apostolo Paolo nella sua Lettera ai Romani. Cristo ha perduto la sua vita e l’ha ricevuta rinnovata dal Padre, per riversarla, nello Spirito Santo, in quanti credono in Lui. Il suo battesimo nella morte (Lc 12, 50 ) è principio del nostro battesimo, la sua risurrezione principio per noi
    di un cammino di vita nuova, incentrata sul rapporto con Lui, che conferisce pienezza di significato e di valore ad ogni altro vincolo umano.
    Volgiamo lo sguardo, carissimi, alla Vergine Maria: Ella è stata battezzata nel mistero pasquale di Cristo fin dal primo istante del suo concepimento: per questo è l’Immacolata. A Lei si rivolga la nostra invocazione, affinché ci ottenga di cantare in ogni tempo la misericordia del Signore.
    Amen!

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  3. S. PAOLO VI - Noi predichiamo Cristo a tutta la terra
    Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l'alfa e l'omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell'uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
    Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

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  4. PAPA FRANCESCO
    ANGELUS 28 giugno 2020
    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    In questa domenica, il Vangelo ( Mt 10,37-42) fa risuonare con forza l’invito a vivere in pienezza e senza tentennamenti la nostra adesione al Signore. Gesù chiede ai suoi discepoli di prendere sul serio le esigenze evangeliche, anche quando ciò richiede sacrificio e fatica.

    La prima richiesta esigente che Egli rivolge a chi lo segue è quella di porre l’amore verso di Lui al di sopra degli affetti familiari. Dice: «Chi ama padre o madre, […] figlio o figlia più di me non è degno di me» (v. 37). Gesù non intende di certo sottovalutare l’amore per i genitori e i figli, ma sa che i legami di parentela, se sono messi al primo posto, possono deviare dal vero bene. Lo vediamo: alcune corruzioni nei governi, vengono proprio perché l’amore alla parentela è più grande dell’amore alla patria, e mettono in carica i parenti. Lo stesso con Gesù: quando l’amore [per i familiari] è più grande di [quello per] Lui non va bene. Tutti potremmo portare tanti esempi al riguardo. Senza parlare di quelle situazioni in cui gli affetti familiari si mischiano con scelte contrapposte al Vangelo. Quando invece l’amore verso i genitori e i figli è animato e purificato dall’amore del Signore, allora diventa pienamente fecondo e produce frutti di bene nella famiglia stessa e molto al di là di essa. In questo senso Gesù dice questa frase. Ricordiamo anche come Gesù rimprovera i dottori della legge che fanno mancare il necessario ai genitori con la pretesa di darlo all’altare, di darlo alla Chiesa ( Mc 7,8-13). Li rimprovera! Il vero amore a Gesù richiede un vero amore ai genitori, ai figli, ma se cerchiamo prima l’interesse familiare, questo porta sempre su una strada sbagliata.

    Poi, Gesù dice ai suoi discepoli: «Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me» (v. 38). Si tratta di seguirlo sulla via che Egli stesso ha percorso, senza cercare scorciatoie. Non c’è vero amore senza croce, cioè senza un prezzo da pagare di persona. E lo dicono tante mamme, tanti papà che si sacrificano tanto per i figli e sopportano dei veri sacrifici, delle croci, perché amano. E portata con Gesù, la croce non fa paura, perché Lui è sempre al nostro fianco per sorreggerci nell’ora della prova più dura, per darci forza e coraggio. Neanche serve agitarsi per preservare la propria vita, con un atteggiamento timoroso ed egoistico. Gesù ammonisce: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia – cioè per amore, per amore a Gesù, per amore al prossimo, per il servizio degli altri –, la troverà» (v. 39). È il paradosso del Vangelo. Ma anche di questo abbiamo, grazie a Dio, tantissimi esempi! Lo vediamo in questi giorni. Quanta gente, quanta gente, sta portando croci per aiutare gli altri! Si sacrifica per aiutare gli altri che hanno bisogno in questa pandemia. Ma, sempre con Gesù, si può fare. La pienezza della vita e della gioia si trova donando sé stessi per il Vangelo e per i fratelli, con apertura, accoglienza e benevolenza.
    Così facendo, possiamo sperimentare la generosità e la gratitudine di Dio. Ce lo ricorda Gesù: «Chi accoglie voi accoglie me […]. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli […] non perderà la ricompensa» (vv. 40; 42). La gratitudine generosa di Dio Padre tiene conto anche del più piccolo gesto di amore e di servizio reso ai fratelli.

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  5. . FAUSTI - “Chi ama il padre o madre più di me, non è degno di me..” Gesù può non essere amato. Ma non può essere amato meno di un altro : non sarebbe il Signore, da amare con tutto il cuore (Dt6,5). Dio è Amore.
    Amato non in Se stesso, non sarebbe Dio e non sarebbe Amore.
    Amo Cristo, mia vita (Fil 1,21), perchè Lui per primo mi ha amato e ha dato se stesso per me (1Gv 4,9 – Gal 2,20).
    Alla Sua Passione per me , rispondo con la mia per Lui : sono stato conquistato , e anch'io corro per conquistarlo (Fil 3,12).
    L'amato diventa la vita di chi lo ama : gli amanti si conferiscono reciprocamente ciò che hanno e ciò che sono. Se “ sono per Lui, come Lui è per me” (Ct 2,6), sono davvero degno di Lui, fatto una sola carne con Lui nell' Unico Amore.

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    1. --->“Chi non prende la sua croce” Ognuno ha la “sua” croce, che può essere solo sua : la lotta contro il male che è in lui. Solamente Gesù, l'unico senza colpe, ha portato non la sua, ma la nostra croce. Ciascuno di noi, dietro di Lui, come il cireneo, porta la croce di Gesù, che è in realtà la nostra, sulla quale Egli morirà al posto nostro. E quando noi siamo incapaci di portarla , Egli diventa nostro cireneo. Quando la portiamo, non siamo soli, Lui sta davanti, portando la parte più pesante, sulla quale sarà innalzato. Noi, dietro, portiamo la parte leggera, che sarà confitta a terra e su cui scenderà il Suo Sangue.
      In questo modo collaboriamo liberamente alla Sua lotta e alla Sua vittoria, diventando simili a Lui, con la stessa dignità di Dio che è libertà, amore e servizio.
      “Chi avra' trovato la sua vita, la perderà” Ogni uomo vuol possedere la propria vita. Ma, nella misura in cui riesce, diventa egoista e la perde : uccide la sua vita filiale e fraterna.
      La vita è da perdere.
      Non solo perché, come ogni animale, siamo mortali, ma soprattutto perché vivere è amare, e amare è far dono della vita. La vita non è buttata via per disprezzo, ma donata per amore di Gesù.

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    2. --->L'inviato è uguale al Figlio, che per primo accoglie com'è accolto dal Padre . ha dato tutto e si fa bisogno di accoglienza, perché chiunque Lo accoglie diventi Suo fratello, uguale al Padre che tutti accoglie. La gratuità e la povertà, proprie della missione, sono l'astuzia escogitata da Dio per liberare nell'uomo la Sua scintilla divina . la capacità di accogliere. La ricchezza e la forza provocano rapina e violenza, la povertà e la debolezza provocano accettazione e misericordia.
      L'apostolo si mette come Gesù nelle mani degli uomini che faranno quello che vorranno. Vive con i fratelli la stessa fiducia che ha con il Padre, e riconosce a ciascuno la dignità di figlio.
      Uno, presto o tardi, vive la dignità che gli è riconosciuta!

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    3. --->Come il Padre ha mandato Gesù a testimoniare il Suo amore verso i fratelli, allo stesso modo Lui manda quelli che già si sanno figli verso altri fratelli, fino a quando tutti abbiano accolto l'amore del Padre. Chi accoglie, più che dare, riceve: riceve la dignità stessa di chi è accolto.
      Per questo il Signore si è fatto più piccolo di tutti : perché, accogliendolo, diventiamo come Lui, il Profeta, il Giusto, il Figlio.
      “Uno di questi piccoli” I discepoli, inviati, diventano “piccoli” come il Signore. Di essi è il Regno dei cieli. Chi li accglie, entra nel regno . Accoglie il Figlio e diventa figlio.
      Anche il minimo gesto di accoglienza – un bicchier d'acqua fresca – è gesto divino, imperituro.

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  6. SALMO 88
    https://salmiognigiorno.blogspot.com/2024/11/salmo-88-89-b-c-d.html

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