giovedì 21 maggio 2026

PENTECOSTE


 

8 commenti:

  1. Antifona
    Lo Spirito del Signore riempie l’universo;
    egli, che tutto abbraccia,
    conosce ogni linguaggio. Alleluia. ( Sap 1,7)


    L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
    per mezzo dello Spirito, che abita in noi. Alleluia. ( Rm 5,5; 8,11)


    O Dio, che nel mistero della Pentecoste
    santifichi la tua Chiesa
    in ogni popolo e nazione,
    diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
    e rinnova anche oggi nel cuore dei credenti
    i prodigi che nella tua bontà
    hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Si dice il Credo.

    Prima Lettura
    Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
    Dagli Atti degli Apostoli
    At 2,1-11

    Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

    Parola di Dio.



    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 103 (104)
    R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

    R. Alleluia, alleluia, alleluia.
    Benedici il Signore, anima mia!
    Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
    Quante sono le tue opere, Signore!
    Le hai fatte tutte con saggezza;
    la terra è piena delle tue creature. R.

    Togli loro il respiro: muoiono,
    e ritornano nella loro polvere.
    Mandi il tuo spirito, sono creati,
    e rinnovi la faccia della terra. R.

    Sia per sempre la gloria del Signore;
    gioisca il Signore delle sue opere.
    A lui sia gradito il mio canto,
    io gioirò nel Signore. R.

    Seconda Lettura
    Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.
    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
    1Cor 12,3b-7.12-13

    Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
    Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
    Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

    Parola di Dio.


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    1. Sequenza
      Vieni, Santo Spirito,
      manda a noi dal cielo
      un raggio della tua luce.

      Vieni, padre dei poveri,
      vieni, datore dei doni,
      vieni, luce dei cuori.

      Consolatore perfetto,
      ospite dolce dell'anima,
      dolcissimo sollievo.

      Nella fatica, riposo,
      nella calura, riparo,
      nel pianto, conforto.

      O luce beatissima,
      invadi nell'intimo
      il cuore dei tuoi fedeli.

      Senza la tua forza,
      nulla è nell'uomo,
      nulla senza colpa.

      Lava ciò che è sórdido,
      bagna ciò che è árido,
      sana ciò che sánguina.

      Piega ciò che è rigido,
      scalda ciò che è gelido,
      drizza ciò che è sviato.

      Dona ai tuoi fedeli,
      che solo in te confidano
      i tuoi santi doni.

      Dona virtù e premio,
      dona morte santa,
      dona gioia eterna.
      Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Vieni, Santo Spirito,
      riempi i cuori dei tuoi fedeli
      e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

      Alleluia.

      Vangelo
      Come il Padre ha mandato me anch'io mando voi.
      Dal Vangelo secondo Giovanni
      Gv 20,19-23

      La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
      Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

      Parola del Signore.

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    2. PAROLE DEI PAPI
      BENEDETTO XVI (Der Gott Jesu Christi)
      Il cristianesimo dello Spirito è il cristianesimo del Verbo che si è fatto Carne, cioè vita. Già sotto il profilo creaturale , la realtà dello “Spirito” si fa presente nella “Parola”, e non allontanandosi da essa,; e per questo la “Parola” è per così dire la “casa” dello Spirito.
      Gesù è la Fonte da cui scaturisce lo Spirito. Quanto più penetriamo in Lui, tanto più realmente penetriamo nello Spirito e tanto più Esso ci compenetra.
      Lo Spirito non diviene più visibile se si volge via lo sguardo dal Figlio, bensì se lo si fissa in Lui.
      Nel suo racconto della prima apparizione del Risorto agli Undici, Giovanni ha espresso tutto ciò con un'immagine eloquente :lo Spirito è il soffio vitale del Figlio.
      Lo si riceve nella misura in cui ci si avvicina a Lui, tanto da sentire il Suo respiro,tanto da lasciare che Gesù aliti su di noi .
      (Radio Bavarese15-5-86) Soltanto se non abbiamo paura delle Lingue di Fuoco e della Tempesta che essa porta con sé, la Chiesa può diventare icona dello Spirito Santo, e solo allora essa spalancherà il mondo alla Luce che proviene da Dio.
      La Chiesa ha avuto inizio quando gli Apostoli si riunirono unanimi in casa, pregando e facendo memoria della Cena del Signore.
      Così essa ha inizio sempre di nuovo.
      Vogliamo pregare lo Spirito Santo che sempre la susciti tra noi.

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  2. Domenica di PENTECOSTE 28 maggio 2023

    La Parola di Dio oggi ci mostra lo Spirito Santo in azione. Lo vediamo agire in tre momenti: nel mondo che ha creato, nella Chiesa e nei nostri cuori.

    1. Anzitutto nel mondo che ha creato, nella creazione. Fin dall’inizio lo Spirito Santo è all’opera: «Mandi il tuo spirito, sono creati», abbiamo pregato con il Salmo (104,30). Egli, infatti, è creator Spiritus (cfr S. Agostino, In Ps., XXXII,2,2), Spirito creatore: così la Chiesa lo invoca da secoli. Ma, possiamo chiederci, che cosa fa lo Spirito nella creazione del mondo? Se tutto ha origine dal Padre, se tutto è creato per mezzo del Figlio, qual è il ruolo specifico dello Spirito? Un grande Padre della Chiesa, San Basilio, ha scritto: «Se provi a sottrarre lo Spirito alla creazione, tutte le cose si mescolano e la loro vita appare senza legge, senza ordine» (Spir., XVI,38). Ecco il ruolo dello Spirito: è Colui che, al principio e in ogni tempo, fa passare le realtà create dal disordine all’ordine, dalla dispersione alla coesione, dalla confusione all’armonia. Questo modo di agire lo vedremo sempre, nella vita della Chiesa. Egli dà al mondo, in una parola, armonia; così «dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra» (Gaudium et spes, 26; Sal 104,30). Rinnova la terra, ma attenzione: non cambiando la realtà, bensì armonizzandola; questo è il suo stile perché Egli è in sé stesso armonia: Ipse harmonia est (cfr S. Basilio, In Ps., 29,1), dice un Padre della Chiesa.

    Oggi nel mondo c’è tanta discordia, tanta divisione. Siamo tutti collegati eppure ci troviamo scollegati tra di noi, anestetizzati dall’indifferenza e oppressi dalla solitudine. Tante guerre, tanti conflitti: sembra incredibile il male che l’uomo può compiere! Ma, in realtà, ad alimentare le nostre ostilità c’è lo spirito della divisione, il diavolo, il cui nome significa proprio “divisore”. Sì, a precedere ed eccedere il nostro male, la nostra disgregazione, c’è lo spirito maligno che «seduce tutta la terra» (Ap 12,9). Egli gode degli antagonismi, delle ingiustizie, delle calunnie, è la sua gioia. E, di fronte al male della discordia, i nostri sforzi per costruire l’armonia non bastano. Ecco allora che il Signore, al culmine della sua Pasqua, al culmine della salvezza, riversa sul mondo creato il suo Spirito buono, lo Spirito Santo, che si oppone allo spirito divisore perché è armonia, Spirito di unità che porta la pace. Invochiamolo ogni giorno sul nostro mondo, sulla nostra vita e davanti ad ogni tipo di divisione!

    2. Oltre che nella creazione, lo vediamo all’opera nella Chiesa, a partire dal giorno di Pentecoste. Notiamo però che lo Spirito non dà inizio alla Chiesa impartendo istruzioni e norme alla comunità, ma scendendo su ciascun Apostolo: ognuno riceve grazie particolari e carismi differenti. Tutta questa pluralità di doni diversi potrebbe ingenerare confusione, ma lo Spirito, come nella creazione, proprio a partire dalla pluralità ama creare armonia. La sua armonia non è un ordine imposto e omologato, no; nella Chiesa c’è un ordine «organizzato secondo la diversità dei doni dello Spirito» (S. Basilio, Spir., XVI,39). A Pentecoste, infatti, lo Spirito Santo scende in tante lingue di fuoco: dà a ciascuno la capacità di parlare altre lingue (cfr At 2,4) e di sentire la propria lingua parlata dagli altri (cfr At 2,6.11). Dunque non crea una lingua uguale per tutti, non cancella le differenze, le culture, ma armonizza tutto senza omologare, senza uniformare. E ciò deve farci pensare in questo momento, nel quale la tentazione dell’“indietrismo” cerca di omologare tutto in discipline soltanto di apparenza, senza sostanza. Restiamo su questo aspetto, sullo Spirito che non comincia da un progetto strutturato, come faremmo noi, che spesso poi ci disperdiamo nei nostri programmi; no, Lui inizia elargendo doni gratuiti e sovrabbondanti.

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    1. --->Infatti a Pentecoste, sottolinea il testo, «tutti furono colmati di Spirito Santo» (At 2,4). Tutti colmati, così comincia la vita della Chiesa: non da un piano preciso e articolato, ma dallo sperimentare il medesimo amore di Dio. Lo Spirito crea armonia così, ci invita a provare stupore per il suo amore e per i suoi doni presenti negli altri. Come ci ha detto San Paolo: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito […] Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo» (1 Cor 12,4.13). Vedere ogni fratello e sorella nella fede come parte dello stesso corpo a cui appartengo: questo è lo sguardo armonioso dello Spirito, questo il cammino che ci indica!
      ...Essere docili al soffio dello Spirito. Perché, nel mare della storia, la Chiesa naviga solo con Lui, che è «l’anima della Chiesa» (S. Paolo VI, Discorso al Sacro Collegio per gli Auguri onomastici, 21 giugno 1976), il cuore della sinodalità, il motore dell’evangelizzazione. Senza di Lui la Chiesa è inerte, la fede è solo una dottrina, la morale solo un dovere, la pastorale solo un lavoro. A volte sentiamo cosiddetti pensatori, teologi, che ci danno dottrine fredde, sembrano matematiche, perché manca lo Spirito dentro.
      Con Lui, invece, la fede è vita, l’amore del Signore ci conquista
      e la speranza rinasce.
      Rimettiamo lo Spirito Santo al centro della Chiesa,
      altrimenti il nostro cuore non sarà bruciato dall’amore per Gesù, ma per noi stessi. Mettiamo lo Spirito al principio e al cuore dei lavori sinodali. Perché “di Lui, soprattutto, ha oggi bisogno la Chiesa! Diciamogli dunque ogni giorno: vieni!” ( 29 novembre 1972). E camminiamo insieme, perché lo Spirito, come a Pentecoste, ama discendere mentre “tutti si trovano insieme” (cfr At 2,1). Sì, per mostrarsi al mondo Egli ha scelto il momento e il luogo in cui tutti stavano insieme. Il Popolo di Dio, per essere ricolmo dello Spirito, deve dunque camminare insieme, fare sinodo. Così si rinnova l’armonia nella Chiesa: camminando insieme con lo Spirito al centro. Fratelli e sorelle, costruiamo armonia nella Chiesa!

      3. Infine lo Spirito fa armonia nei nostri cuori. Lo vediamo nel Vangelo, dove Gesù, la sera di Pasqua, soffia sui discepoli e dice: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22). Lo dona per uno scopo preciso: per perdonare i peccati, cioè per riconciliare gli animi, per armonizzare i cuori lacerati dal male, frantumati dalle ferite, disgregati dai sensi di colpa. Solo lo Spirito rimette armonia nel cuore, perché è Colui che crea «l’intimità con Dio» (S. Basilio, Spir., XIX,49). Se vogliamo armonia cerchiamo Lui, non dei riempitivi mondani. Invochiamo lo Spirito Santo ogni giorno, iniziamo ogni giornata pregandolo, diventiamo docili a Lui!


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    2. E oggi, nella sua festa, chiediamoci: io sono docile all’armonia dello Spirito? Oppure perseguo i miei progetti, le mie idee senza lasciarmi plasmare, senza farmi cambiare da Lui? Il mio modo di vivere la fede è docile allo Spirito o è testardo? Attaccato in modo testardo alle lettere, alle cosiddette dottrine che sono soltanto espressioni fredde della vita? Sono frettoloso nel giudicare, punto il dito e sbatto porte in faccia agli altri, ritenendomi vittima di tutti e di tutto? Oppure accolgo la sua potenza creatrice armoniosa, accolgo la “grazia dell’insieme” che Egli ispira, il suo perdono che dà pace? E a mia volta perdono? Il perdono è fare spazio perché venga lo Spirito. Promuovo riconciliazione e creo comunione, o sempre sto cercando, ficcando il naso dove ci sono difficoltà per sparlare, per dividere, per distruggere? Perdono, promuovo riconciliazione, creo comunione? Se il mondo è diviso, se la Chiesa si polarizza, se il cuore si frammenta, non perdiamo tempo a criticare gli altri e ad arrabbiarci con noi stessi, ma invochiamo lo Spirito: Lui è capace di risolvere queste cose.

      Spirito Santo, Spirito di Gesù e del Padre, sorgente inesauribile di armonia, ti affidiamo il mondo, ti consacriamo la Chiesa e i nostri cuori. Vieni Spirito creatore, armonia dell’umanità, rinnova la faccia della terra. Vieni Dono dei doni, armonia della Chiesa, rendici uniti in Te. Vieni Spirito del perdono, armonia del cuore, trasformaci come Tu sai, per mezzo di Maria.(PAPA Francesco )

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  3. FAUSTI - “Essendo dunque sera” Per gli ebrei la sera è l'inizio del giorno nuovo.
    Qui invece è il compimento del giorno “uno”, “quel giorno” che è l'”oggi” di Dio, sempre presente nella Parola. Affrettiamoci dunque a entrare in questo oggi (Eb. 4,11).
    La sera, inizio della notte, richiama la Pasqua, quando la nube illuminò la tenebra (Es 14,20).
    Adesso la luce torna a visitare la notte dei discepoli e tutte le notti dell'uomo.
    È l'ottavo giorno senza fine, il giorno del Signore.
    Ormai viviamo sempre in quel giorno.
    Ma c'è buio fino a quando non apriamo gli occhi alla Luce del mondo, che viene per stare in mezzo a noi.
    La scena non è più fuori, nel giardino, dove sta la Maddalena. Siamo invece dentro, nel cenacolo, dove Gesù anticipò il dono di sé e donerà il Suo Spirito e la Sua missione.
    I discepoli ne hanno fatto una tomba. Il sepolcro di Gesù è aperto e vuoto , la loro casa sprangata e piena di morte, come il loro cuore. Le pecore sono rinchiuse in attesa del Pastore bello che le conduca ai pascoli della vita.
    Sono in questa situazione perchè non hanno dato creduto all'annuncio della Maddalena.
    Non si dice che i discepoli stanno “insieme”. Non sono in comunione.
    Sono tutti orfani e soli, a porte chiuse.Giovanni non parla di apostoli, ma di discepoli, termine più ampio che abbraccia tutti i credenti in Gesù, di ogni tempo.
    Dice “i” e non “alcuni” discepoli, per indicare che essi si trovano e si troveranno sempre tutti in questa situazione . È il luogo in cui incontrano il Signore.
    La paura divide le persone ; ognuno, chiuso in se stesso, è in difesa e attacco contro gli altri.
    In questa situazione , per molti aspetti opposta a quella di Maria, viene Gesù.
    Egli non si vergogna dei Suoi fratelli, (Eb 2,11), anche se l'hanno abbandonato, rinnegato e tradito. Li ha scelti e si è legato loro non perchè siano bravi e forti, ma perchè sono piccoli e deboli, bisognosi di Lui.
    Dalla Maddalena che Lo cerca, Gesù si fa trovare . Dai discepoli invece viene di sua iniziativa, non cercato, anche se amato. Mentre il popolo è chiuso, ognuno nella sua stanza, il Signore esce dalla Sua dimora e viene a visitarlo (Is 26,20).
    Nessuna chiusura ferma il Risorto .
    La luce entra nelle tenebre dei discepoli.
    Il Signore non li salva dalla morte – non ha salvato neanche se stesso - ma nella morte in cui si trovano. Gesù non entra dalla porta, sprangata. Non è un ostacolo per Lui, come non lo è stato il muro della morte né la pietra del sepolcro.
    E' Lui stesso la porta della vita (10, 7-10).
    Sta ritto in piedi, vittorioso sulla morte. E' nel mezzo, al centro dei discepoli e nel cuore di ciascuno . È luce che dissolve le tenebre, amore che scaccia ogni paura (1Gv 4,18).
    Dove prima regnava la morte, ora c'è il Vivente. Colui che ci ama fino all'estremo, mostra la Sua Gloria. Dio è in mezzo al Suo popolo.
    Il Signore vuole stare sempre con noi, addirittura in noi.
    Per questo è entrato là dove noi eravamo , nella morte e nel sepolcro.
    “Pace a voi” 'Pace ' non è semplicemente il saluto abituale degli Ebrei. Indica la pienezza di ogni benedizione messianica. E' il dono di Gesù che dice : “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, quella pace che il mondo non conosce. E' la pace dell'amore che vince l'odio . “Abbiate pace in me. Voi avrete tribolazioni nel mondo; ma abbiate fiducia : Io ho vinto il mondo”.
    Le mani forate e il fianco trafitto sono l'identità del Risorto . È il Crocifisso, il Verbo diventato Carne, che ha esposto, disposto e deposto la Sua vita e l'ha ripresa di nuovo (10,11-18), dopo aver affrontato il Regno della morte.
    Le Sue ferite sono la sorgente di questa pace , riportano all'unità i figli di Dio dispersi. Sono le piaghe che ci guariscono (Is 53,5) , ostensione del Suo Amore estremo.

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    1. ---->Nelle Sue mani sta ogni potere che il Padre ha dato al Figlio . Esse, che hanno lavato e asciugato piedi, sono inchiodate all'amore e al servizio di ogni perduto.
      Sono quelle mani dalle quali nessuno può rapirci (10,28).
      Sono infatti le stesse del Padre . “Io e il Padre siamo uno”(10,30).
      Il Suo fianco squarciato è Carne da cui nasciamo, ferita da cui siamo generati. In coloro che guardano a Colui che hanno trafitto , si riversa uno Spirito di grazia e di consolazione (Zc 12,10).
      Dalla fessura della roccia che ci salva sgorga la sorgente zampillante , aperta in Gerusalemme per lavare ogni peccato e impurità (Zc 13, 1- 14,8).
      Da lì viene il fiume d'acqua viva che sgorga dal fianco del tempio.
      E' un fiume immenso che feconda la terra e risana le acque amare , facendo rivivere quanto è morto. Sulle sue rive cresce ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiscono e i cui frutti maturano ogni mese ; e i frutti sono vita e le foglie medicina per l'uomo (Ez 47, 1-12).
      “Chi ha sete , venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno”(7,37) I discepoli, contemplando le mani e il fianco, memoria perenne dell'amore di Dio, vedono la luce del mondo .
      Ricevono pace e gioia imperitura. Allora “il Signore sarà re di tutta la terra e ci sarà il Signore soltanto, e soltanto il Suo nome” (Zc 14,9).
      Qui Gesù, attraverso le Sue ferite, è presentato come l'Agnello pasquale, che toglie il peccato del mondo (1,29) il Suo Sangue ci libera dalla morte e il Suo Corpo è nutrimento per l'Esodo (Es 12,8-13). Quel giorno è ormai l'oggi in cui viviamo pure noi : celebrando l'Eucaristia, facciamo memoria dell'amore del Signore, riceviamo il Suo Spirito e siamo inviati nel mondo a portare riconciliazione.
      I discepoli sono inviati come Lui , a testimoniare l'Amore del Padre (3,16- 17,6.26).
      ”Padre,come Tu mi mandasti nel mondo, anch'io li mandai nel mondo”(17,18).
      Per questo li ha scelti (15,16). L'invio rende gli inviati uguali a chi li invia:”Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me” (13,20).
      Colui che è mandato, è chiamato a fare come Lui : amare e lavare i piedi(13,13-17), compiendo le Sue stesse opere (14,2).
      Associato al Suo destino, è come il chicco di grano che cade sotto terra e porta molto frutto (12,24).
      La missione verso i fratelli esprime la natura del figlio. È amando il fratello che si diventa figli.
      “A chi rimettete i peccati “ Lo Spirito del Signore è perdono. Infatti se l'amore è dono, il per-dono è un super-amore. La comunità dei discepoli riceve il potere esclusivo di Dio : perdonare i peccati. Le è donata la possibilità di separare, slegare e assolvere il peccatore dal suo peccato, liberando il presente da ogni ipoteca del passato.
      Perdonare i peccati è miracolo più grande che risuscitare i morti. Chi perdona fa vivere l'altro, perchè lo riconosce fratello , così nasce lui stesso come figlio uguale al Padre, perchè ama come Lui. Lo Spirito, Amore che tutto crea e ricrea, è principio di creazione e di redenzione : il perdono fa nuove tutte le cose.

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