sabato 2 maggio 2026

A - 5 DOMENICA DI PASQUA


 

7 commenti:

  1. Cantate al Signore un canto nuovo,
    perché ha compiuto meraviglie;
    agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. Alleluia. (Sal 97,1-2)

    Gloria.

    O Padre, che in Cristo, via, verità e vita,
    riveli a noi il tuo volto,
    fa’ che aderendo a lui, pietra viva,
    veniamo edificati come tempio della tua gloria.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Credo.

    Prima Lettura
    Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.
    Dagli Atti degli Apostoli
    At 6,1-7

    In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
    Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
    Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
    E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 32 (33)
    R. Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
    Esultate, o giusti, nel Signore;
    per gli uomini retti è bella la lode.
    Lodate il Signore con la cetra,
    con l'arpa a dieci corde a lui cantate. R.

    Perché retta è la parola del Signore
    e fedele ogni sua opera.
    Egli ama la giustizia e il diritto;
    dell'amore del Signore è piena la terra. R.

    Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,
    su chi spera nel suo amore,
    per liberarlo dalla morte
    e nutrirlo in tempo di fame. R.

    Seconda Lettura
    Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.
    Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
    1Pt 2,4-9

    Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
    Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo.
    Essi v'inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
    Parola di Dio.



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    1. Alleluia, alleluia.

      Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
      nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6)

      Alleluia.

      Vangelo secondo Giovanni
      Gv 14,1-12

      In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
      Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
      Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
      Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
      In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

      Parola del Signore.

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    2. PAROLE DEI PAPI

      Durante l’Ultima Cena, avendo Gesù affermato che conoscere Lui significava anche conoscere il Padre (cfr Gv 14,7), Filippo quasi ingenuamente gli chiese: “Signore, mostraci il Padre, e ci basta» (Gv 14,8). Gesù gli rispose con un tono di benevolo rimprovero: “Filippo, da tanto tempo sono con voi e ancora non mi conosci? Colui che vede me, vede il Padre! Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? ... Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,9-11). Queste parole sono tra le più alte del Vangelo di Giovanni. Esse contengono una rivelazione vera e propria. Al termine del Prologo del suo Vangelo, Giovanni afferma: “Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18). Ebbene, quella dichiarazione, che è dell’evangelista, è qui ripresa e confermata da Gesù stesso. Ma con una nuova sfumatura (…) Per esprimerci secondo il paradosso dell’Incarnazione, possiamo ben dire che Dio si è dato un volto umano, quello di Gesù, e per conseguenza d’ora in poi, se davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non abbiamo che da contemplare il volto di Gesù! Nel volto di Gesù vediamo realmente chi è Dio e come è Dio!
      (Benedetto XVI - Udienza generale, 6 settembre 2006)

      Lui ci fa conoscere il Padre, ci fa conoscere questa vita interiore che Lui ha. E a chi rivela questo il Padre? A chi dà questa grazia? Soltanto quelli che hanno il cuore come i piccoli, che sono capaci di ricevere questa rivelazione, il cuore umile, mite, che sente il bisogno di pregare, di aprirsi a Dio, si sente povero; soltanto quello che va avanti con la prima Beatitudine: i poveri di spirito. Soltanto questa povertà è capace di ricevere la Rivelazione che il Padre dà tramite Gesù. Chiediamo al Signore, di avvicinarci più, più, più al suo mistero e di farlo sulla strada che Lui vuole che noi facciamo: la strada dell’umiltà, la strada della mitezza, la strada della povertà, la strada del sentirci peccatori. Così Lui viene a salvarci, a liberarci. Che il Signore ci dia questa grazia. ( P. FRANCESCO Omelia di Santa Marta – 2 dicembre 2014)
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  2. Le Parole dei Papi
    Avvicinandosi la Passione, Gesù rassicura i suoi discepoli invitandoli a non avere timore e ad avere fede; poi instaura un dialogo con loro nel quale parla di Dio Padre ( Gv 14,2-9). Ad un certo punto, l’apostolo Filippo chiede a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8). Filippo è molto pratico e concreto, dice anche quanto noi vogliamo dire: “vogliamo vedere, mostraci il Padre”, chiede di “vedere” il Padre, di vedere il suo volto. La risposta di Gesù è risposta non solo a Filippo, ma anche a noi e ci introduce nel cuore della fede cristologica; il Signore afferma: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). In questa espressione si racchiude sinteticamente la novità del Nuovo Testamento, quella novità che è apparsa nella grotta di Betlemme: Dio si può vedere, Dio ha manifestato il suo volto, è visibile in Gesù Cristo. (…) In Gesù anche la mediazione tra Dio e l’uomo trova la sua pienezza. Nell’Antico Testamento vi è una schiera di figure che hanno svolto questa funzione, in particolare Mosè, il liberatore, la guida, il “mediatore” dell’alleanza, come lo definisce anche il Nuovo Testamento ( Gal 3,19; At 7,35; Gv 1,17). Gesù, vero Dio e vero uomo, non è semplicemente uno dei mediatori tra Dio e l’uomo, ma è “il mediatore” della nuova ed eterna alleanza ( Eb 8,6; 9,15; 12,24); «uno solo, infatti, è Dio - dice Paolo - e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,5; Gal 3,19-20). In Lui noi vediamo e incontriamo il Padre; in Lui possiamo invocare Dio con il nome di “Abbà, Padre”; in Lui ci viene donata la salvezza.
    (Benedetto XVI - Udienza generale, 16 gennaio 2013)

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    1. Nel Vangelo di oggi (Gv 14,1-12) ascoltiamo l’inizio del cosiddetto “Discorso di addio” di Gesù. Sono le parole che rivolse ai discepoli al termine dell’ultima Cena, appena prima di affrontare la Passione. In un momento così drammatico Gesù cominciò dicendo: «Non sia turbato il vostro cuore» . Lo dice anche a noi, nei drammi della VITA. Ma come fare perché il cuore non si turbi? Perché il cuore si turba.
      Il Signore indica due rimedi al turbamento. Il primo è: «Abbiate fede in me» (v. 1). Sembrerebbe un consiglio un po’ teorico, astratto. Invece Gesù vuole dirci una cosa precisa. Egli sa che, nella VITA, l’ansia peggiore, il turbamento, nasce dalla sensazione di non farcela, dal sentirsi soli e senza punti di riferimento
      davanti a quel che accade. Quest’angoscia, nella quale a difficoltà si aggiunge difficoltà, non si può superare
      da soli. Abbiamo bisogno dell’aiuto di Gesù, e per questo Gesù chiede di avere fede in Lui, cioè di non appoggiarci a noi stessi, ma a Lui. Perché la liberazione dal turbamento passa attraverso l’affidamento.
      Affidarci a Gesù, fare il “salto”. E questa è la liberazione dal turbamento. E Gesù è risorto e vivo proprio per essere sempre al nostro fianco. Allora possiamo dirgli: “Gesù, credo che sei risorto e che mi stai accanto.
      Credo che mi ascolti. Ti porto quello che mi turba, i miei affanni: ho fede in Te e mi affido a Te”.
      C’è poi un secondo rimedio al turbamento, che Gesù esprime con queste parole: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Vado a prepararvi un posto» . Ecco che cosa ha fatto Gesù per noi: ci ha prenotato un posto in Cielo. Ha preso su di sé la nostra umanità per portarla oltre la morte, in un posto nuovo, in Cielo, perché lì dove è Lui fossimo anche noi. È la certezza che ci consola: c’è un posto riservato
      per ciascuno. C’è un posto anche per me. Ognuno di noi può dire: c’è un posto per me. Non viviamo senza meta e senza destinazione. Siamo attesi, siamo preziosi. Dio è innamorato di noi, siamo i suoi figli. E per noi ha preparato il posto più degno e bello: il Paradiso. Non dimentichiamolo: la dimora che ci attende è il Paradiso. Qui siamo di passaggio. Siamo fatti per il Cielo, per la VITA ETERNA, per vivere per sempre. Per
      sempre: è qualcosa che ora non riusciamo neppure a immaginare. Ma è ancora più bello pensare che questo per sempre sarà tutto nella gioia, nella comunione piena con Dio e con gli altri, senza più lacrime,
      senza rancori, senza divisioni e turbamento.
      Ma come raggiungere il Paradiso? Qual è la VIA? Ecco la frase decisiva di Gesù. Oggi di dice: «Io sono la VIA» . Per salire in Cielo la VIA è Gesù: è avere un rapporto vivo con Lui, è imitarlo nell’amore, è seguire i suoi passi. E io, cristiano, tu, cristiano, ognuno di noi cristiani, possiamo domandarci: “Quale VIA seguo?”. Ci sono vie che non portano in Cielo: le vie della mondanità, le vie per autoaffermarsi, le vie del potere egoista. E c’è la VIA di Gesù, la VIA dell’amore umile, della PREGHIERA, della mitezza, della fiducia, del SERVIZIO agli altri. Non è la VIA del mio protagonismo, è la VIA di Gesù protagonista della mia VITA. È
      andare avanti ogni giorno domandandogli: “Gesù, che cosa pensi di questa mia scelta? Che cosa faresti in questa situazione, con queste persone?”. Ci farà bene chiedere a Gesù, che è la VIA, le indicazioni per il Cielo. La Madonna, Regina del Cielo, ci aiuti a seguire Gesù, che per noi ha aperto il Paradiso. ( PAPA FRANCESCO - 10 maggio 2020)

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  3. FAUSTI - Gesù dà per scontato che i discepoli siano turbati e spaventati. Vuole tranquillizzarli e rassicurarli.
    Il turbamento è tempo di prova, occasione di crescita nella fede, ma anche tentazione di caduta nella sfiducia.
    Il cuore dei discepoli, conteso da sentimenti opposti, sta diventando un cuore nuovo, della nuova alleanza, , capace di amare come è amato.
    ”Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi!”(Es 14,13).
    La fede è il più grande ansiolitico, come la sfiducia è il più potente ansiogeno.
    Gesù pone sullo stesso piano la fede in Dio e la fede in lui : chi crede in Lui, crede in Colui che l'ha mandato. Lui e il Padre sono una cosa sola .
    Credere in Lui come figlio è credere in Dio come Padre.
    A ben guardare , ogni tentazione riguarda sempre la fede, unica forza per superare gli inevitabili turbamenti. “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza”(Is 30,15).
    “Nella casa del Padre mio” Così Gesù aveva chiamato il Tempio, che identificò col Suo Corpo.
    La casa del Padre è il Figlio, in cui si adora Dio in Spirito e Verità.
    Gesù, come il santuario fatto da mani d'uomo, sarà distrutto, ma proprio così diventerà il nuovo e definitivo santuario. Nella casa del Padre, ossia nel Figlio, ci sono molte dimore: una per ogni fratello, nessuno escluso. A chiunque lo accoglie , Egli dà la possibilità di diventare figlio di Dio.
    Gesù è il Tempio nel quale ogni uomo incontra Dio e ritrova il volto di cui è immagine e somiglianza. L'andarsene di Gesù ci prepara questo luogo : ci mostra dov'è e ce lo dona.
    La Sua Croce è infatti il compimento dell'amore , la venuta della Gloria : mette in comunicazione cielo e terra e ci introduce come figli nella casa del Padre.
    La Sua venuta tra noi è ormai quella dell'amore.
    Il fine del Suo andarsene da noi è che anche noi siamo dove Lui è.
    Lui è nel Padre come il Padre è in Lui : l'amore corrisposto fa essere uno nell'altro, ognuno dimora dell'altro.
    Prima che Gesù se ne vada e ci doni il Suo amore, noi non possiamo essere dove è Lui.
    La via del ritorno al Padre , dal quale eravamo fuggiti, è l'amore compiuto.
    Per essere “dove” Lui è bisogna seguire il comando di amare “come” Lui ci ha amati (13,34).
    Questa e nessun altra è la via.
    L'andarsene di Gesù non è la fine, ma il compimento del dono di sé. Tommaso faticherà a credere che Gesù è risorto, proprio perchè ignora che l'amore è la via alla vita. Ma per conoscere questo dovrà prima mettere il dito nel luogo dei chiodi e la mano nel fianco aperto. Solo allora vedrà il mistero nascosto e potrà dire .”il mio Signore e il mio Dio!”
    “IO-Sono la via, la verità e la vita”
    “IO-Sono” così caro a Giovanni , è qui specificato da tre sostantivi.
    Gesù, in quanto Figlio amato che ama il Padre e i fratelli, è la “Via” della salvezza , perchè ci rivela la “Verità” di Dio e dell'uomo; ed è la “Vita” perchè ci dona l'amore, vita di Dio stesso.
    Egli, infatti, vita di tutto ciò che esiste, possiede e comunica la vita come il Padre.
    .“Nessuno viene al Padre” Ci si attenderebbe .”nessuno va al Padre” Gesù dice “viene” perché Lui è nel Padre e il Padre è in Lui.
    Gesù è la via per conoscere la verità : la sua croce è l'unica “notizia di Dio” di quel Dio che è tutto e solo amore.
    Gesù è la via per vedere il volto del Padre .Infatti è venuta l'ora in cui Egli rivela l'amore perfetto:(13,1) .
    Filippo, chiamato direttamente da Gesù a seguirlo (1,43-6) e da Lui interpellato sul pane (6,5), è colui che ha accolto ed espresso il desiderio dei greci che vogliono vedere il Signore (12,21).
    Ora chiede arditamente di vedere il Padre.
    Il suo desiderio corrisponde a quello di Mosè : “Mostrami la tua Gloria!” (Es 33,18).
    E' l'anelito profondo di ogni uomo :” Di Te ha detto il mio cuore “Cercate il Suo Volto” .Il tuo Volto, Signore, io cerco!” (Sl 27,8).

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    1. -->Il Suo Volto è la nostra realtà, perchè di Lui siamo immagine e somiglianza : vedere Lui è diventare se stessi. Da qui scaturisce il desiderio naturale di vedere Dio.
      Esso è quell'apertura all'infinito che fa sì che l'uomo vada oltre se stesso : è un animale desiderante “troppo grande per bastare a se stesso” B. Pascal
      Ogni uomo desidera conoscere il Padre.
      In Lui ritrova quell'alterità di amore che lo fa essere quello che è.
      Quanto finora il Vangelo ha raccontato di Gesù ci ha mostrato il Volto, Suo e del Padre. Per questo “Chi vede me, vede chi mi inviò” (12,45).
      Conoscere e vedere il Padre equivale a credere che Gesù è nel Padre
      e il Padre è in Lui.
      Si parla di immanenza reciproca tra Padre e Figlio. Infatti l'amato dimora in chi lo ama .
      Il loro amore reciproco li fa uno dimora dell'altro. Ogni parola del Figlio è dal Padre : Lui stesso è la Parola che il Padre ci rivolge per entrare in comunione con noi e donarci se stesso.
      La sua Parola dà ciò che dice perchè è ciò che dice.
      Opera propria del Padre è amare e dare vita. Ogni azione del Figlio è la stessa del Padre : comunica a noi il loro amore reciproco , vita di ambedue.
      Gesù ci dice di credere non solo “in” Lui, ma anche “a” Lui , mentre dice queste Parole ,
      nelle quali rivela che Lui è nel Padre e il Padre è in Lui.
      Se aderiamo a Lui, anche noi siamo nel Padre e il Padre in noi : Dio è il luogo dove siamo di casa, figli nel Figlio.
      Solo l'amore è credibile , degno di fiducia, perchè visibile nei fatti.
      Gesù ci chiede di fidarci di Lui mentre sta compiendo e spiegando la cosa che più ci turba : il Suo andarsene. La prova che le sue parole sono vere, saranno le opere che noi compiremo quando Lui sarà tornato presso il Padre.
      Certamente non faremo opere più grandi di Lui che sfamò le folle e fece uscire dal sepolcro un morto. Però, come il significato è più grande del segno , così amare come Lui ci ha amati è più grande che nutrire vivi o risuscitare morti : è passare da una vita per la morte alla vita stessa di Dio. Nulla di ciò che si fa è veramente grande .
      Solo l'amore è più grande di tutto, perchè senza di esso tutto è nulla. Queste opere più grandi sono “il molto frutto” che i tralci porteranno restando uniti alla vite.
      Credere in concreto è chiedere. La fede ha il respiro della preghiera.
      La fiducia di un cuore filiale, che chiede secondo i desideri del Padre, ottiene veramente tutto.
      Ottiene addirittura lo Spirito Santo , il dono della vita di Dio (Lc 11,13) visibile dal suo frutto d'amore, gioia, pace.
      L'opera del Figlio è glorificare il Padre, comunicando il Suo amore ai fratelli.
      Gesù, ribadendo quanto detto prima, garantisce che continua ad agire in nostro favore.
      Lui se ne va, ma ci dà la possibilità di chiedere e ottenere per il futuro che Lui faccia attraverso di noi ciò che ha fatto quand'era tra noi : ci amerà sempre, perché anche noi possiamo amarci.

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