venerdì 20 febbraio 2026

A - 1 DOMENICA DI QUARESIMA


 

6 commenti:

  1. Antifona
    Mi invocherà e io gli darò risposta;
    nell’angoscia io sarò con lui, lo libererò e lo renderò glorioso.
    Lo sazierò di lunghi giorni e gli farò vedere la mia salvezza. (Sal 90,15-16)

    O Dio, che conosci la fragilità della natura umana
    ferita dal peccato,
    concedi al tuo popolo
    di intraprendere con la forza della tua parola
    il cammino quaresimale,
    per vincere le tentazioni del maligno
    e giungere alla Pasqua rigenerato nello Spirito.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura

    Dal libro della Gènesi
    Gen 2,7-9; 3,1-7

    Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
    Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
    Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
    Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 50 (51)

    R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

    Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
    nella tua grande misericordia
    cancella la mia iniquità.
    Lavami tutto dalla mia colpa,
    dal mio peccato rendimi puro. R.

    Sì, le mie iniquità io le riconosco,
    il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
    Contro di te, contro te solo ho peccato,
    quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto. R.

    Crea in me, o Dio, un cuore puro,
    rinnova in me uno spirito saldo.
    Non scacciarmi dalla tua presenza
    e non privarmi del tuo santo spirito. R.

    Rendimi la gioia della tua salvezza,
    sostienimi con uno spirito generoso.
    Signore, apri le mie labbra
    e la mia bocca proclami la tua lode. R.




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  2. Seconda Lettura
    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
    Rm 5,12-19

    Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
    Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
    Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
    Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

    Parola di Dio.
    Acclamazione al Vangelo
    Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

    Non di solo pane vivrà l'uomo,
    ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4b)

    Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!


    Vangelo
    Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    Mt 4,1-11

    In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».
    Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
    Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
    Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

    Parola del Signore.

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  3. PAROLE DEI PAPI

    PAPA FRANCESCO
    ANGELUS 26 febbraio 2023
    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
    Il Vangelo di questa prima Domenica di Quaresima ci presenta Gesù nel deserto tentato dal diavolo ( Mt 4,1-11). Diavolo significa “divisore”. Il diavolo vuol sempre creare divisione, ed è ciò che si propone anche tentando Gesù. Vediamo allora da chi lo vuole dividere e in che modo lo tenta.

    Da chi il diavolo vuole dividere Gesù? Dopo aver ricevuto il Battesimo da Giovanni nel Giordano, Gesù era stato chiamato dal Padre «il Figlio mio, l’amato» (Mt 3,17) e lo Spirito Santo era sceso su di Lui in forma di colomba (cfr v. 16). Il Vangelo ci presenta così le tre Persone divine unite nell’amore. Poi Gesù stesso dirà di essere venuto nel mondo per rendere anche noi partecipi dell’unità che c’è tra Lui e il Padre (cfr Gv 17,11). Il diavolo, invece, fa il contrario: entra in scena per dividere Gesù dal Padre e distoglierlo dalla sua missione di unità per noi. Divide sempre.

    Vediamo ora in che modo prova a farlo. Il diavolo vuole approfittare della condizione umana di Gesù, che è debole perché ha digiunato quaranta giorni e ha fame (cfr Mt 4,2). Il maligno allora cerca di instillare in lui tre “veleni” potenti, per paralizzare la sua missione di unità. Questi veleni sono l’attaccamento, la sfiducia e il potere. Anzitutto il veleno dell’attaccamento alle cose, ai bisogni; con ragionamenti suadenti il diavolo prova a suggestionare Gesù: “Hai fame, perché devi digiunare? Ascolta il tuo bisogno, soddisfalo, ne hai il diritto e il potere: trasforma le pietre in pane”. Poi il secondo veleno, la sfiducia: “Sei sicuro – insinua il maligno – che il Padre voglia il tuo bene? Mettilo alla prova, ricattalo! Buttati giù dal punto più alto del tempio e fagli fare quello che vuoi tu”. Infine il potere: “Di tuo Padre non hai bisogno! Perché aspettare i suoi doni? Segui i criteri del mondo, prenditi tutto da solo e sarai potente!”. Le tre tentazioni di Gesù. E anche noi viviamo queste tre tentazioni, sempre. È terribile, ma è proprio così, anche per noi: l’attaccamento alle cose, la sfiducia e la sete di potere sono tre tentazioni diffuse e pericolose, che il diavolo usa per dividerci dal Padre e non farci più sentire fratelli e sorelle tra noi, per portarci alla solitudine e alla disperazione. Questo volle fare a Gesù, questo vuole fare a noi: portarci alla disperazione.

    Ma Gesù vince le tentazioni. E come le vince? Evitando di discutere col diavolo e rispondendo con la Parola di Dio. Questo è importante: con il diavolo non si discute, con il diavolo non si dialoga! Gesù gli fa fronte con la Parola di Dio. Cita tre frasi della Scrittura che parlano di libertà dalle cose (cfr Dt 8,3), di fiducia (cfr Dt 6,16) e di servizio a Dio (cfr Dt 6,13), tre frasi opposte alle tentazioni. Non dialoga mai con il diavolo, non negozia con lui, ma respinge le sue insinuazioni con le Parole benefiche della Scrittura. È un invito anche per noi: con il diavolo non si discute! Non si negozia, non si dialoga; non lo si sconfigge trattando con lui, è più forte di noi. Il diavolo lo sconfiggiamo opponendogli con fede la Parola divina. In questo modo Gesù ci insegna a difendere l’unità con Dio e tra di noi dagli attacchi del divisore. La Parola divina che è la risposta di Gesù alla tentazione del diavolo.

    E ci chiediamo: che posto ha nella mia vita la Parola di Dio? Ricorro ad essa nelle mie lotte spirituali? Se ho un vizio o una tentazione ricorrente, perché, facendomi aiutare, non cerco un versetto della Parola di Dio che risponda a quel vizio? Poi, quando arriva la tentazione, lo recito, lo prego confidando nella grazia di Cristo. Proviamo, ci aiuterà nelle tentazioni, ci aiuterà tanto, perché, tra le voci che si agitano dentro di noi, risuonerà quella benefica della Parola di Dio. Maria, che ha accolto la Parola di Dio e con la sua umiltà ha sconfitto la superbia del divisore, ci accompagni nella lotta spirituale della Quaresima.



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    1. Le Parole dei Papi
      Gesù infatti, dopo aver ricevuto l’“investitura” come Messia – “Unto” di Spirito Santo – al battesimo nel Giordano, fu condotto dallo stesso Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Al momento di iniziare il suo ministero pubblico, Gesù dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva. Ma queste tentazioni sono anche false immagini dell’uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone. (…) Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari. In questo modo, Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni è in gioco la fede, perché è in gioco Dio. Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene? (…) Come insegna sant’Agostino, Gesù ha preso da noi le tentazioni, per donare a noi la sua vittoria (cfr Enarr. in Psalmos, 60,3: PL 36, 724). Non abbiamo dunque paura di affrontare anche noi il combattimento contro lo spirito del male: l’importante è che lo facciamo con Lui, con Cristo, il Vincitore. (Benedetto XVI - Angelus, 17 febbraio 2013)

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  4. FAUSTI – Gesù fu portato su nel deserto. Lo Spirito ricevuto nel battesimo Lo porta non in un luogo privilegiato, bensì nel deserto montagnoso che si trova sopra il Giordano.
    Nel deserto si trovò Adamo, dopo il peccato e Israele dopo l'uscita dall' Egitto .
    È il luogo invivibile, della prova e della caduta.
    Lì Dio ci rieduca all'ascolto, per ricondurci alla “ terra”. Il Figlio, dopo il battesimo, è portato nel deserto per incontrare i figli disobbedienti e ingiusti che in esso si sono perduti.
    Compiuta la scelta buona, c'è la difficoltà di portarla avanti. Le tentazioni non esistono finché si fa il male. Vengono quando ci si ribella a esso, e con violenza proporzionale all'impegno.
    Fu facile per il Signore liberare Israele dall'Egitto e dalle mani del faraone ; gli sarà più difficile liberarlo dall'Egitto e dal faraone che è in lui stesso.
    Non gli basteranno quarant'anni di paziente lavoro.
    “Avendo digiunato quaranta giorni e quaranta notti” E' un richiamo ai quaranta giorni di Mosè sul monte e di Elia in cammino verso l' Oreb (Es 34,8 – 1 Re 19,1-8). il numero allude anche agli anni di Israele nel deserto : è una vita!
    Considerare il cibo come vita è causa di bulimia nel caso di assunzione, di anoressia nel caso di rifiuto. Ma questo digiuno è delirio di onnipotenza, volontà di controllo sulla vita ; quello di Gesù invece è riconoscimento che la vita è un dono , e non viene dal cibo, ma dal Padre.
    Il punto d'attacco della tentazione è la fame, il bisogno.
    . Alla prospettiva ovvia e naturale dell'uomo, Gesù risponde con la prospettiva di Dio : “Sta scritto”.
    “Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio” Richiama la prima tentazione d'Israele nel deserto : il bisogno di pane, al quale Dio rispose con la manna.
    E' anche la prima tentazione dell'uomo che consiste nel porre la falsa alternativa tra pane e Parola, materia e Spirito, uomo e Dio.
    Questo capita quando si fa delle proprie fami l'assoluto.
    L'assoluto non è la vita materiale, ma il “modo” in cui la vivo.
    Se ascolto la Parola del Padre, vivo da figlio e da fratello.
    Questo assicura già ora il pane quotidiano a tutti e la vita eterna di cui è segno.
    “Sul pinnacolo” E' la tentazione centrale .
    Un messianismo che risponda alle attese religiose, garantendo il “possesso” di Dio con segni visibili .
    Gesù fu tentato come profeta, come sacerdote e come re, intendendo rispettivamente la salvezza in modo materialistico, la comunione con Dio in modo miracolistico, la libertà in modo padronale. Sono le tentazioni di sempre : scambiare salvezza con salute, Dio con le sue ( o meglio, nostre) prestazioni/sensazioni , l'altro con il nostro potere su di lui.
    Le tentazioni non sono solo un incidente iniziale, quasi un biglietto d'ingresso.
    Sono la lotta che Gesù continuerà tutta la vita , nella fatica di vivere il proprio limite, anche quello estremo, da Figlio e non da padrone.
    Gesù ha manifestato fiducia nel Padre e nella Sua Parola.
    Ora, il diavolo, facendosi sottile teologo, cita a proposito il Sl 91 : Gesù si fida davvero della Parola del Padre, e questa merita fiducia? Si butti dal pinnacolo!
    “E' scritto anche” non si può isolare un aspetto della Parola da un altro : è “un'eresia”, con cui scelgo ciò che Dio dovrebbe fare a mio vantaggio, dimenticando che la fede è altro : è innanzitutto ascoltare e amare Lui in sé, non per ciò che dà a me.
    I doni sono segno del Suo Amore. A chi li pretende non sono dati .
    Chi ama non li richiede e ne scopre in abbondanza.
    Gesù risponde richiamando l'episodio di Massa . la tentazione dell'acqua (Es 17,1-7).
    E' la caduta nella diffidenza : chi non ha fiducia, ha fame insaziabile di conferme.
    La vita religiosa è spesso pretesa e attesa di approvazione da parte di Dio.
    Gli diciamo sempre . “Ascoltaci, o Signore!” invece di chiedergli :”fa' che Ti ascoltiamo, Signore!”

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    1. -->Implicitamente pensiamo che Lui non ci voglia bene e non voglia il nostro bene. Cerchiamo in tutti i modi di ingraziarcelo, di piegarlo a noi, di comperarlo.
      Povero Dio, che è Amore! Questo è il peccato più grave contro di Lui, cosa dura ai Suoi orecchi.
      Dio non va tentato : non deve ascoltarci – da sempre ci ascolta ! - ma dev'essere ascoltato da noi.
      La Sua Parola ci è data perché noi , e non Lui, obbediamo a essa.
      “Tutti i regni del mondo”: Il Messia deve dominare da mare a mare (Sl 72,8) , a Lui è stato dato ogni potere , in cielo e sulla terra (28,16-20). Ma tutti i regni e i re di questo mondo sono il capovolgimento grottesco di Dio e del Suo Regno. Tolgono la libertà, invece di darla, cercano il dominio invece del servizio, gonfiano di vanagloria invece di riflettere la “gloria”.
      Il potere è concesso a chi adora satana, a chi lo ritiene come valore assoluto. Vorremmo che il Messia fosse il garante divino del potere dell'uomo sull'uomo.
      Ma Dio non conferma il nostro male. Preferisce liberarcene.
      Il potere è il vero idolo, l'alternativa unica a Dio , è il dio di questo mondo.
      Gesù sarà Re, ma sulla croce.
      Lì si rivelerà come libertà assoluta, mettendo la vita a servizio di tutti, senza dominare nessuno.
      Pietro sarà chiamato satana , perchè attende un Messia di questo tipo e non il Crocifisso.
      Quanti cristi satanici che rispondono ai nostri deliri di potenza!
      La Croce è la distanza infinita che Dio ha posto tra se stesso e ogni nostra immagine religiosa di Lui (Bonhoeffer).
      Il potere di satana sul mondo si farà sempre più forte.
      Cristo lo vincerà sulla Croce. La stessa Chiesa, Sua sposa, lo vincerà quando sarà disposta a condividere la sorte del suo con- sorte.

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